Il concerto di Francesco Bianconi a Milano è stato un abbraccio avvolgente

Il cantante dei Baustelle presenta al Castello Sforzesco i brani del suo ultimo album, Forever, e alcune cover, tra cui la sua delicatissima versione di Playa di Baby K. Il racconto della serata
Francesco Bianconi
Francesco Bianconi, foto ufficio stampa

Quello dell’abbraccio è forse il gesto-metafora che può meglio definire il concerto di Francesco Bianconi, andato in scena ieri sera, 13 luglio, al Castello Sforzesco di Milano, nell’ambito della rassegna “Estate Sforzesca. Innanzitutto, l’abbraccio è fra le persone del pubblico che sembrano condividere una affinità di gusto e lo stesso approccio con la musica.

Fino a qualche tempo fa queste parole sarebbero state di troppo. Oggi forse appariranno scontate. Chi ha partecipato al concerto di ieri sera, ivi compresi gli artisti, molto probabilmente le sentirà vere, ci auguriamo anche doverose.

L’atmosfera della performance è da grande occasione. Le mura del castello ci raccolgono, definiscono il perimetro interno dell’abbraccio, fanno per una volta da roccaforte alle emozioni. La stessa acustica sulle prime sembra remare contro. Ma nel giro di un paio di brani, obbedendo tanto alle leggi dell’emotività che a quelle della tecnologia e della fisica, diventa adeguata.

Un concerto che si sviluppa su un crescendo di empatia che coinvolge pubblico e musicisti

L’attenzione, dunque, converge tutta su quanto accade sul palco e l’abbraccio ha ben presto un suo centro. Su un palcoscenico essenziale, ma di grande gusto, in cui delle luci al neon colorate dal basso e delle lampade ad arco tratteggiano lo spazio della performance, vediamo agire l’emaciata, carismatica figura di Francesco. Insieme a lui il gruppo dei talentuosi musicisti che fanno cerchio intorno alla sua figura.

Ancora come in un abbraccio, appunto. Ottimamente preparato da un elegante set elettro-ambient di :absent, il concerto si sviluppa in una scaletta che è tutta un crescendo di empatia. Questo finché si raggiunge il primo picco emotivo di una coinvolgente resa de Il Mondo Nuovo. In questa come in altre esecuzioni, i brani del primo album solista Forever hanno una linfa vitale che prende le distanze dalla rigorosa ricerca sonora e interpretativa delle versioni su disco.

In questa occasione ci  è sembrato che Bianconi e i suoi musicisti fossero pronti ad una maggiore libertà. Certamente assicurata dalla tangibile coralità dell’ensemble, che si cimenta con arrangiamenti “scopertissimi”, colmi di incastri ritmici, contrappunti, armonizzazioni ardite, senza neanche un metronomo a tenere insieme il tutto. Bastano la sintonia e il battito del cuore, come per i complessi jazz e gli ensemble da camera.

La legge è quella dell’ascolto reciproco sul palco e il primato spetta all’elemento umano e culturale, ad una sensibilità da mettere al centro. Una siffatta attitudine, oltre a lambire a testa alta i terreni del pop e della canzone d’autore, centra il difficile bersaglio dell’innovazione di una comunicativa e calda originalità.

Ottimi musicisti in scena

Sono infatti svariati gli applausi a scena aperta che sottolineano l’operato dei musicisti in scena. Su tutti varrà almeno la pena di citare lo spirituale pianismo di Angelo Trabace, il gusto di Zevi Bordovach (già con Andrea Laszlo De Simone) alle tastiere. Ma anche l’inventiva sempre in azione di Sebastiano de Gennaro alle percussioni. Oltre che, certamente, l’ottima forma vocale del titolare, la cui precisione nell’intonazione e sensibilità interpretativa fanno un ulteriore, significativo, passo avanti rispetto al già cresciuto livello constatabile negli ultimi tour dei Baustelle.

Francesco Bianconi, dalle cover ai brani di Forever

Complessivamente siamo in un terreno di libertà espressiva, in cui si può osare con mezzi sicuri. Il repertorio muove di sua iniziativa i passi necessari per tendere la mano al pubblico e creare una festa assai meno riflessiva e malinconica di quanto ci si potesse aspettare. Oltre a delle riuscitissime versioni de L’Abisso, della innamorata Zuma Beach, dell’Assassino Dilettante, il set prevede alcune cover. C’è quella molto intensa e con un cantato da brividi diTi Ricordi Quei Giorni di Guccini, L’Odore delle Rose dei Diaframma, anch’essa molto riuscita. Una resa, interpretativamente, ci sembra, meno a fuoco rispetto al resto, di Una storia Inventata di Battiato e una Playa di Baby K, che in mano a Bianconi e soci rivela margini di lirismo e spessore inimmaginabili e sembra davvero provenire direttamente da Forever.

I ripescaggi, preziosi e perfettamente in tema, di Bruci la città e La Cometa di Halley ci ricordano l’importanza di Francesco Bianconi come songwriter per interpreti nel panorama della canzone d’autore italiana. Per molti dei presenti quello di ieri è stato il primo concerto dopo tanto, troppo tempo. Ci auguriamo che la ripresa sia davvero forever. Soprattutto, di potere rivedere presto un set così ben calibrato e orchestrato anche nella sua, meno scenografica, ma più adeguata collocazione nei palcoscenici teatrali di tutta Italia. E perché no, anche esteri.

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