Firenze Rocks 2022: dai Green Day ai Red Hot Chili Peppers, un festival che non dimenticheremo

Dal punk rock dei Green Day al rock-progressive dei Muse, dal funk-rock dei Red Hot Chili Peppers dell’heavy metal dei Metallica: cos’è successo durante festival fiorentino
Red Hot Chili Peppers
Red Hot Chili Peppers, foto di Elena Di Vincenzo

Una grande voglia di musica confermata, anche, dai numeri. Firenze Rocks segna un’edizione da record, con 200mila presenze da tutte le parti d’Italia e non solo.


Dopo l’apertura con i Green Day di giovedì, a salire sul palco venerdì sono stati i Muse e i Placebo di Brian Molko. La band, dopo Loud Like Love e ben nove anni di pausa, è tornata con nuovo album: Never Let Me Go.


Il caldo non tocca gli stoici del rock perché la musica, come ben sappiamo, omnia vincit. Goduti i fuochi della prima serata – ancora ben accesi negli occhi – con l’energia indomita degli entusiasti, siamo pronti a portarci a casa un altro picco nella memoria.

La line-up chiama sul palco nella giornata di venerdì i Ramona Flowers, punta di diamante del panorama indipendente inglese con le sonorità electro-pop dell’ultimo singolo Up All Night. Arriva poi il live dei The Mysterines, mosso dalla voce pazzesca di Lia Metcalfe, con George Favager al basso e Chrissy Moore alla batteria. Gli elementi della scena grunge ci sono tutti, e i ritornelli mixati ad altre sonorità creano una potente base hard rock, garage e grunge, come ben racconta l’album di debutto Reeling.

Il ritorno in Italia dei Muse

«Siamo elettrizzati. Aprire il concerto dei Muse è un’emozione difficile da contenere e spiegare a parole. Tanto hanno rappresentato per noi, a livello umano e professionale. Sono stati la musica che ha sottolineato i momenti importanti della vita». Queste le parole dei The Mysterines, che torneranno a Milano 16 settembre all’Arci Bellezza, perché «non è proprio possibile fare a meno dell’Italia, c’è un calore che si spiega solo qui».

In effetti l’accaloramento si percepisce deciso, tra i quasi 40° e un certo fervore d’attesa che fa il suo dovere con l’adrenalina. I motori sono quindi caldi a buon punto, le oltre 65mila anime in delirio, finalmente i Muse.

Sul palco Matt Bellamy, Dominic Howard e Chris Wolstenholme con la loro potenza live di sempre. Dopo aver pubblicato nel 2022 due nuovi singoli, Compliance e Won’t Stand Down ecco il sospirato Will of The People, inno elettrico che dà il nome al nuovo album in uscita il prossimo 26 agosto: «È una storia di fantasia ambientata in un meta-verso fittizio su un pianeta immaginario, governato da uno stato autoritario fittizio, gestito da un algoritmo fittizio manifestato da un data center fittizio che gestisce una banca fittizia che stampa una valuta fittizia che controlla una popolazione fittizia che occupa un luogo fittizio città che contiene un appartamento immaginario in cui un uomo immaginario si è svegliato un giorno e ha pensato “fa****o» dice quel genio di Matt Bellamy.

Muse Matthew Bellamy Firenze Rocks
Matthew Bellamy, foto Elena Di Vincenzo

Non mancano all’appello i grandi successi della band di Matthew Bellamy

Se il loro ultimo lavoro Simulation Theory è fortemente influenzato dalla pandemia, le nuove guerre in Europa e la destabilizzazione dell’ordine globale, non mancano all’appello i successi di sempre: Hysteria, StarlightSupermassive Black Hole, Space Dementia, Map of the Problematique e un omaggio a Foxy Lady di Jimi Hendrix.

La serata si chiude con Knights of Cydonia, forse una delle più belle, con quello stile da cavalcata rock che ricorre ai cori in falsetto, closing track nel 2006 del loro album Black Holes and Revelations. Come dimenticare il video ambientato nell’antico west coi raggi laser simil Guerre Stellari. Dopo quasi due ore di rock-progressive cantato a squarciagola, torniamo in macchina a sentirli ancora. Perché le gioie grandiose non bastano mai.

Firenze Rocks e la grande festa per il ritorno di John Frusciante

Sabato, invece, a Firenze Rocks è stato il giorno dei Red Hot Chili Peppers, preceduti da Nas, tra i migliori MC contemporanei. A fargli da apripista il rapper genovese Tedua e poi Savana Funk, band bolognese che fonde funk, rock e blues con jam incendiarie, groove e sonorità multiculturali.

La band californiana, che in Italia manca dal 2018, festeggia il ritorno di John Frusciante e l’ultimo disco Unlimited Love, coi suoi colori psichedelici e strumentali. Costruito insieme al produttore Rick Rubin, lui che con Blood Sugar Sex Magik ha portato la band nella traiettoria di successo nota a noi tutti. Il live è in linea con le aspettative. I suoni profondi e intensi della chitarra uniti ai rullanti di Smith e il basso di Flea sanno confermare l’emozione attesa. Anche se, a dire i vero, nella line-up si taglia fuori molto degli anni ’90. Tanto arriva da Californication in poi, lasciando chiuse nel cassetto dei ricordi proprio Blood Sugar Sex Magik e Under the Bridge, capolavori indiscussi, quasi gridi di nostalgia.

In ogni caso, da Can’t Stop in effetti, non ci si ferma più. È un salire al fulmicotone, fino a These Are the Ways, Aquatic Mouth Dance e Otherside.

John Frusciante Firenze Rocks
John Frusciante, foto di Elena Di Vicenzo

Il Firenze Rocks di Tedua

«Mi hanno accolto alla grande. Bello è stato anche trovarsi di fronte un pubblico che non è lì espressamente per te, magari abituato a a tutt’altra musica». A raccontarcelo è Tedua, nel backstage del festival. «Quest’incontro di stili diversi genera un’energia potente, ed è proprio da serate come questa che s’impara di più. Pensa che l’ultima volta che sono salito su un palco era il febbraio 2020. Ieri sera ci siamo esibiti senza fare il sound check, mettendoci proprio tutto il cuore: ce la siamo portata a casa alla grandissima. I Red Hot Chili Pepper, con le loro hit, fanno parte della cultura pop pur creando pezzi di alto livello. E’ musica che appartiene alla coscienza collettiva, al movimento globale del patrimonio culturale. Son cresciuto guardandoli in tv, hanno influenzato in modo netto le mie linee melodiche. Nas ha dato tanto dagli anni ’90 in poi, per il movimento hip hop, insieme a J-Ax, portandolo a vette incredibili. Adesso mi preparo per questo mio piccolo tour, ma il bello arriverà con l’uscita del nuovo album. Voglio dare il massimo, e tornare come non mi si è ancora visto».

Il grande live dei Metallica durante l’ultima serata del Firenze Rocks

Domenica sera, se possibile, si raggiunge lo zenit. Sul palco del Firenze Rocks salgono i Metallica, con James Hetfield in grande forma e particolarmente felice, che al suo: “Ciao ragazzi, ci siete mancati tantissimo!” ringrazia gli oltre 65mila presenti e sottolinea ancora quanto sia forte ancora la gioia di condividere musica dopo 41 anni di carriera.

Insieme a Urlich, Robert Truillo e Kirk Hammett iniziano a suonare di fatto in mezzo al pubblico, su un braccio del palco che li avvicina tanto da renderli parte di un meccanismo di godimento collettivo. Sono presenti, fisicamente ed emotivamente, e la connessione empatica è evidente. Felicità ricambiata che arriva potente, un’euforia da brividi, occhi lucidi e increduli. La scaletta copre tutto quello che deve. All’omaggio iniziale dedicato agli AC/DC e Ennio Morricone, seguono Whiplash, Enter Sandman, Nothing Else Matters, One, Creeping Death, Trapped Under Ice, For Whom the Bell Tolls e il grande finale con Master of Puppets e i fuochi d’artificio.

James Hetfield Firenze Rocks
James Hetfield, foto Elena Di Vincenzo

Prima di loro, a scaldare i motori, i milanesi Blind Monkeys, i Greta Van Fleet che con questa data italiana riprenderanno il tour del loro ultimo album The Battle at Garden’s Gate.

E ancora anni ’90 con Jerry Cantrell, fondatore e autore degli Alice in Chains che ci regala gioie d’archivio come No Excuses e Man in the Box oltre a proporre Brighten, il suo terzo progetto da solista in vent’anni.

E stasera? Patiremo l’assenza di qualcosa che già era diventata una gran bella abitudine. Ma adesso che ancora si toccano le stelle, seduti comodi in quella zona di sollievo fatta di bei ricordi, campiamo di rendita ancora un altro po’. In attesa della prossima edizione.

Articolo di Ginevra Barbetti


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