Draghi: «Sì al pubblico all’Olimpico». L’industria musicale tuona: «Una farsa»

Il Presidente ha dato il via libera per aprire le porte al pubblico all’Europeo. Il Ceo di FIMI Enzo Mazza ha commentato duramente
Mario Draghi, fonte: Instagram
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È notizia delle ultime ore il via libera del Presidente del Consiglio Mario Draghi alla presenza del pubblico allo Stadio Olimpico di Roma in occasione dei prossimi Europei. Un’accelerazione favorita dalle pressioni della Uefa e dalla candidatura della Turchia per sostituire l’Italia in corsa come sede ospitante. Uno smacco che il Governo non voleva evidentemente concedere a Istanbul, a pochi giorni dal “sofagate” e dalle frizioni con Erdogan. 17mila persone potranno dunque accedere allo stadio capitolino, il 25% della capienza. Resta da capire come si gestiranno le entrate, tra vaccini, tamponi e controlli. Ma il sì di Draghi lancia un forte segnale, anche relativamente al resto delle riaperture. Ed è destinato a far discutere.

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E il pubblico nella musica?

È proprio l’industria musicale ad alzare la voce per prima. Lo fa tramite Enzo Mazza, Ceo FIMI. «È evidente che siamo di fronte ad una farsa. Si dibatte su protocolli stringenti sui quali dovrebbe esprimersi il CTS, per consentire quest’estate eventi musicali con mille o poco più persone all’aperto, e nello stesso momento si approva un piano per l’accesso di oltre 16 mila persone all’Olimpico in occasione degli europei di calcio?», ha dichiarato ad Adnkronos.

«I danni causati al mondo dello spettacolo e della musica dal vivo dopo oltre un anno di pandemia e restrizioni sono immensi. Un settore distrutto, lavoratori dispersi e senza risorse, piccoli club che hanno chiuso per sempre e ora si scopre che una decisione politica può derogare alle restrizioni sanitarie? È ridicolo», ha continuato.

Da qui l’invito all’intera filiera ad agire compatti per una richiesta di equità: «Penso che artisti e addetti ai lavori non debbano accettare una discriminazione di tale portata. Deve essere immediatamente aperto un tavolo di confronto per ottenere quanto meno un trattamento equivalente. Se è possibile accedere in uno stadio con 16 mila persone per il calcio deve essere possibile anche per un concerto. È una questione di principio, il mondo della cultura non può essere trattato in questo modo».

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