David Bowie non era un flâneur ma una divinità anche davanti a un soldato. A Milano la mostra che lo celebra

Dal due aprile, al teatro Arcimboldi, arrivano gli scatti senza filtro di Andrew Kent sul periodo europeo del grande artista pop
David Bowie, foto di Andrew Kent

C’è stato un periodo, quello scattato da Andrew Kent tra il 1976 e il ’77, in cui David Bowie era tremendamente paragonabile a una divinità. Un essere onniscente ovunque si trovasse, in qualunque contesto venisse colto dalla macchina fotografica. A Milano, da sabato 2 aprile, arriva una mostra che celebra il periodo europeo di Bowie al teatro Arcimboldi.


Proprio Kent ha ammesso nella conferenza stampa (dove è apparso stanco ma sempre gentile): «Chiedevo sempre il permesso a David se fosse il momento giusto di fare una foto, anche quando era nella sua intimità nella stanza di un albergo parigino e forse, qui, solo in quel momento mi è parso di “vedere” David. Jones e non Bowie». Bowie in versione mitteleuropea, con il colore dei capelli che sono ancora una elegante “scoria” dalle riprese del film L’uomo che cadde sulla terra, possiede una presenza scenica sempre estremamente contestualizzata al luogo. Al momento dell’inquadratura scelta, basta poco per accorgersene.


David Bowie in Europa

Guardate la foto di Bowie del 1976, durante la sua passeggiata nella Berlino Est. Lo vedete davanti alla guardia di un palazzo governativo, la sua posa è speculare a quella del soldato, vestito come un agente nazista. Pura e consapevole provocazione, studiata sin nei minimi particolari. Il bianco e nero poi provvede a cesellare l’effetto.

David Bowie
David Bowie, foto di Andrew Kent

La sua posa geometrica, di spalle durante la data berlinese dello stesso anno per l’Isolar Tour sembra non solo un retaggio degli studi con Lindsay Kemp ma un omaggio al razionalismo Bauhaus.

David Bowie, foto di Andrew Kent

Anche quando è al trucco a Parigi, nonostante sia uno scatto “rubato”, si intuisce che Bowie ha capito che bastano pochissimi tocchi di trucco (siamo lontani dai tempi di Ziggy Stardust, che compierà 50 anni a giugno) per massimizzare l’effetto teatrale della sua comunque sempre potente presenza scenica.

David Bowie, foto di Andrew Kent

Andrew Kent e il rapporto con Bowie

Andrew Kent (losangelino, classe ’48) ha fotografato Freddie Mercury, Elton John, Jim Morrison, KISS, Iggy Pop e Frank Zappa. Ma il periodo passato con David Bowie dal 1975 al 1978 rimane il «più intenso, profondo e più bello» della sua vita professionale, come ha ammesso in Zoom. «Solo un pazzo come Ozzy (Osbourne, ndr) mi ha fatto ridere e divertire come David». Ad Andrew ho persino chiesto cosa pensò quando Bowie salutò la folla assiepata a Victoria Station di Londra, con un gesto che pareva un saluto nazista (all’epoca molti quotidiani lo interpretarono così), dopo il ritorno in transatlantico italiano da NYC.

«Non ho mai pensato che David potesse simpatizzare per il nazismo, io sono ebreo, e non mi ha mai fatto intuire che avesse impulsi razzisti o altro. Escludo che potesse fare un gesto con quel tipo di malizia».

Nella mostra al TAM – prodotta da Navigare Srl, Show Bees Srl e a cura di ONO ARTE – non vedrete solo foto. Tanti memorabilia (abiti, microfoni, macchine fotografiche, dischi, modellini, manifesti) e curate ricostruzioni (come il vagone della transiberiana che lo portò a Mosca e la sua stanza di albergo a Parigi) che raccontano la straordinaria avventura di David Bowie, dopo il suo ritorno in Europa a metà degli anni ‘70. Da vedere.


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