Daniele Baldelli: «Non dimenticherò mai Grace Jones che ballava “La Vie en Rose” alla Baia degli Angeli»

Icona della club culture italiana e planetaria, il DJ è alla vigilia di due eventi spettacolari che lo vedranno protagonista sulla sua Riviera Adriatica
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Daniele Baldelli (fonte: Disco Diva)

Sabato 18 giugno torna il Remember Baia degli Angeli 1977/78, giunto alla sua ventiduesima edizione, alla Baia Imperiale di Gabicce, con i leggendari Daniele Baldelli & Mozart in consolle, allora come ora. Mentre la settimana successiva, dal 24 al 26 giugno, tre date per Disco Diva, il primo festival italiano della disco music che, in partnership con la maison Gucci, quest’anno ospita artisti del calibro di Cerrone, gli Imagination, il grande Pino D’Angiò (ve la ricordate la mitica Ma quale idea?), DC LaRue e i DJ set di Napoli Segreta, Gino Grasso, Ralf e, direttamente dalla Grande Mela, il primo DJ della Baia degli Angeli, Nicky Siano.


L’inizio della club culture in Italia

Il 29 giugno 1975 a Gabicce un bello sporting club si trasformò nella prima grande discoteca italiana: la Baia degli Angeli. L’Italia cambiò le sue abitudini notturne in quel momento, come scrissero sul bel saggio Discoinferno Carlo Antonelli e Fabio De Luca.


Oltre ad essere stata affacciata sul mare con piscine e terrazze panoramiche, la Baia sarà per sempre ricordata per la sua consolle: in un ascensore di vetro. Giancarlo Tirotti, il boss che diede forma alla Baia, anticipò nettamente la creatività di un altro imprenditore, d’Oltreoceano e ben più venerato: Steve Rubell dello Studio 54, che aprirà solo nel 1977.

I primi due DJ della Baia però furono proprio americani: Tom Sison e Bob Day. Ma quando tornarono in America il comando dell’ascensore passò a Daniele Baldelli e a Claudio Rispoli (aka Mozart). La scelta non fu migliore in termine di qualità, abilità e soprattutto coraggio nelle selezioni. Un mix incredibile di funk, disco, ritmi tribali, elettronica tedesca addirittura il rock fine anni ‘60 più psichedelico… C’è ancora gente in giro che ha le cassettine di quelle serate tenute religiosamente custodite. Dovrebbero essere dei piccoli saggi per chi vuole fare come mestiere le playlist per le piattaforme… Un po’ di follia a volte servirebbe.

Ma torniamo all’immenso Daniele Baldelli, che è sempre attentissimo alle domande che gli vengono poste e la cui energia non si è mai esaurita.

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La Baia degli Angeli in una foto d’epoca
Che ricordi hai del tuo debutto alla Baia degli Angeli? Hai ancora in mente quale è stato il primo brano che hai suonato alla consolle?

Non ne sono molto sicuro, ma ricordo che spesso mi piaceva cominciare, forse a causa del titolo, con Starting Now dei Robot su etichetta Vogue, mixato con Bunny Sigler, Baby It’s Time to Twist, e a seguire Hit and Run di Loleatta Holloway…

Erano gli anni in cui imperava la mitica disco music: come percepivi all’epoca il nuovo scenario musicale rispetto ai tuoi primissimi ingaggi presso club come Tana di Cattolica e il Tabù?

Ho cominciato nel 1969 suonando 45 giri di funk, rhythm & blues, ma anche rock, pop, indie, fino ad arrivare alla disco. Quindi l’ho vissuta semplicemente come un’evoluzione naturale. All’epoca non facevo molto caso ai generi. Ero sempre semplicemente attratto da tutto ciò che era nuovo, ma che naturalmente doveva piacermi! E ne avevo di chicche suonate dai due DJ americani Bob Day e Tom Siso impossibili da trovare!

La Baia degli Angeli rappresenta nell’immaginario collettivo la discotheque italiana per antonomasia, sorta addirittura prima dello Studio 54 di New York. All’epoca ti rendevi conto che stavi creando con le tue selezioni musicali qualcosa di pionieristico e rivoluzionario?

No, la musica disco in quegli anni era prodotta espressamente per il dancefloor. Quindi più che altro era una questione di gusto personale nel proporre un brano piuttosto che un altro. Ritengo che la mia parte più pionieristica e rivoluzionaria sia nata poi al Cosmic, la celebre discoteca sul lago di Garda dal 1979 al 1984.

Ti va di raccontare ai lettori di Billboard Italia come dal Tabù arrivasti alla Baia?

Durante l’estate il Tabù Club di Cattolica era aperto tutte le sere e chiudeva alle tre di notte. Quindi diventava un’abitudine andare a fare le sei del mattino alla Baia degli Angeli per ascoltare un po’ di musica importata direttamente da Bob & Tom. Li conobbi personalmente e un giorno vennero ad ascoltarmi al Tabù e mi guadagnai qualche bel complimento per la mia selezione musicale.

Forse fu per quello che, quando decisero di tornare a New York, mi proposero alla nuova gestione della Baia degli Angeli. Parallelamente anche Mozart venne contattato. Così ci ritrovammo insieme a condividere l’ascensore con la nostra musica. Precisamente dall’autunno 1977 all’agosto 1978.

Un club fantasmagorico che, tra l’altro, aveva come cabina del DJ, appunto, un ascensore di vetro funzionante tra le due sale del locale!

Essere dentro quell’ascensore, e salire e scendere a piacimento per avere di fronte a te il pubblico di più piste da ballo e contemporaneamente godersi la vista panoramica della notte stellata sul mare, era proprio fantasmagorico!

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Daniele Baldelli nel mitico ascensore-consolle della Baia degli Angeli
Parlando della Baia non possiamo non nominare l’altro storico DJ italiano Mozart. Qual era sostanzialmente la differenza di proposta musicale tra voi?

Forse Mozart era un po’ più orientato sul funky ma poi, quando qualche volta mancava a causa del servizio militare, suonavo io tutta la serata, quindi diventavo anch’io più funk!

Alla Baia sono transitati tantissimi artisti, tra cui Grace Jones. Che ricordo hai di lei?

Grace Jones una sera del 1978 aveva una esibizione all’Altro Mondo di Rimini. Rafael Torres, allora DJ al Cioccolato di Gabicce, ci promise che l’avrebbe portata su alla Baia. Dall’ascensore l’abbiamo vista arrivare e abbiamo messo sul piatto la sua versione di La Vie En Rose di Édith Piaf… Presentazione, inchini, sorrisi e foto di rito… Fu una bella emozione!

Le tue personalissime sperimentazioni sonore iniziate alla Baia sono diventate poi il tuo inconfondibile brand al Cosmic di Lazise, il cui soundtrack è stato dominato dal 1979 al 1984 dal “Baldelli sound”…

Sì, poi io l’ho rinominato “Cosmic sound”. Ovvero un melting pot di elettronica, disco, etnica, funk, new wave, jazz, pop, musica sperimentale… il tutto con una ricerca maniacale di mixare tutti questi generi tra loro.

Tornando nella riviera Adriatica, a Gabicce si tiene non soltanto Disco Diva ma anche, la settimana precedente, la serata Remember Baia degli Angeli, dedicata al locale che dagli anni ‘80 prese il nome di Baia Imperiale. Che differenza noti tra il pubblico di oggi e quello degli anni ‘70/’80?

Credo che in quegli anni il pubblico fosse più curioso. Ci si divertiva a sperimentare con tanti generi di musica pieni di melodie e di improvvisazioni creati da musicisti virtuosi. Fortunatamente qualcosa sta tornando. Attecchirà sicuramente sulle nuove generazioni, che per troppo tempo hanno ascoltato suoni troppo minimali.

Sei sempre sulla cresta dell’onda, richiestissimo ovunque. Che progetti hai nel cassetto?

Progetti continui. Tanti remix e tante produzioni su vinile e digitale come Daniele Baldelli, oppure con i miei partner preferiti: Marco Dionigi, DJ Rocca, Roberto Lodola, Dario Piana, Marco Fratty. Dopo Remember Baia degli Angeli e Disco Diva, ci saranno molte serate con booking anche oltreoceano in attesa di conferma.

Inoltre in questi due anni di lockdown ho impiegato il tempo cercando di sistemare i miei vinili (70mila circa), i miei libri di musica, le riviste, i flyer delle mie serate, varie apparecchiature elettroniche in disuso, cassette, VHS… Anche perché tutto questo materiale serve per raccontare la mia ultracinquantennale storia da DJ in un docufilm prodotto dalla SubwayLab dal titolo provvisorio Daniele Baldelli, a Cosmic Life.

Giornalista, critico musicale, scrittore e da anni funzionario Rai nel settore radiofonico musicale, Andrea Angeli Bufalini ha realizzato assieme a Giovanni Savastano il volume bestseller pieno di illustrazioni La Storia della Disco Music, edito da Hoepli. Imminente, sempre con Savastano, la prima monografia italiana su Donna Summer, per Atlante Libri.


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