Blanco, al concerto di ieri al Fabrique c’era tutto: animo punk, mega led wall e pezzi già cult. Report e intervista

Terza data per per il cantante, al Fabrique di Milano, dopo le due di Padova domenica e lunedì. E sul palco è arrivato anche Sfera Ebbasta
Blanco
Blanco, foto di Stefano Masselli

Il bianco e il nero. Lo stage-diving e le sedie spaccate con forza. L’appello alle ragazze per farle salire sul palco. Il reggiseno lanciato da un fan. Gli enormi led wall molto studiati (insieme al designer-star Fabio Novembre) che riproducono “la cameretta” e il mare di Blue Celeste. La bici a ricordare quella “di diamanti” del video di Brividi. Un Fabrique stra-sold out e – davvero – preso benissimo per Blanco, vuoi perché si torna alla capienza piena dopo due anni e mezzo, vuoi perché è il fenomeno del momento neo-vincitore di Sanremo insieme a Mahmood. La spontaneità. Che ti fa dire: “Non so parlare. E allora vaffanculo!”.


La band (bravi tutti). E, come si suol dire, c’erano i pezzi. Quelli che fanno ballare e cantare a squarciagola. C’era anche Sfera Ebbasta, anche se proprio sul pezzo in comune Mi fai impazzire è salito sul palco incappucciato e non ha preso il microfono in mano. Al concerto di Blanco ieri sera al Fabrique c’era tutto. Terza data dopo le due di Padova domenica e lunedì.


Blanco: «Questo non è un traguardo ma solo l’inizio»

Qualche ora prima siamo andati al Fabrique per un incontro stampa ristretto con l’artista che ancora non si presenta con il pacchetto fatto e finito compreso di pose. Mi sento toccare sulla spalla, “Hey, ciao” e penso sia un mio amico. Invece, mi giro ed è Blanco alias Riccardo Fabbriconi, 19 anni appena compiuti. Educatamente saluta tutti i presenti e sale su una sediolina posizionata in mezzo. Non è particolarmente a disagio, anzi. Inizia a raccontare che sul palco dietro di lui verrà riproposta un’ideale cameretta perché tutto è iniziato lì, «così anche il pubblico potrà rispecchiarsi» e poi perché «voglio partire dal mio passato che è sempre importante. Il presente lo troverete stasera qui sul palco. E anche il futuro, perché questo non è un traguardo ma solo l’inizio».

Il passato è però fondamentale per Blanchito. Sicuramente anche per gli ascolti musicali che non ha mai nascosto (Celentano, Battisti, Battiato, Lucio Dalla, Celentano, Gino Paoli) e di cui ha chiesto di riproporre una selezione proprio alla fine di ogni concerto. «Un po’ perché non devi mai scordatelo se no non vai da nessuna parte». Per questo ha scelto di presentare così tanto bianco e nero e ha chiesto al pubblico di rispettare il dress-code black & white. «Lo abbiamo pensato io e Fabio Novembre, che ringrazio perché ha saputo interpretare il mio pensiero. È perché ognuno possa portarsi a casa un ricordo e possa essere anche riconoscibile in giro da sentirsi dire: “Dove vai? Al concerto di Blanco!”. A me viene in mente la tv in bianco e nero che mi ha sempre affascinato. Alla fine, la gente si è divertita a vestirsi così».

«È la roba più esaltante del mondo cantare davanti a un pubblico, altro che scopare!»

In effetti il pubblico (ovviamente molto giovane) rispetta il dress-code tranne rare eccezioni. E in platea ci sono anche i suoi genitori come alle prime date. «Mi sono emozionato e lo sono anche stasera. Cosa devo dire? A volte è più facile cantare davanti a 3mila sconosciuti che di fronte ai tuoi. Sono super legato a loro, non sono un maschio alfa e non mi interessa esserlo!». E aggiunge: «Comunque, posso dire una cosa? È la roba più esaltante del mondo cantare davanti a un pubblico, altro che scopare! Dopo due anni che mi guardavo i concerti solo su YouTube arrivare e farlo davvero io è incredibile».

Lo dirà e ridirà per tutta la serata. E farà appello anche all’amore comunque. «Tutto nasce dall’amore e per l’amore. Raga, non fate gli stronzi. Sia verso voi stessi che verso gli altri, soprattutto in questo periodo!». E ancora: «L’amore per la musica è alla base di tutto, non lo facciamo per i soldi». Cose che non stonano solo in bocca a un diciannovenne.

Parla al plurale perché comprende lui e Michelangelo. Il suo produttore, sul palco in veste di chitarrista, scatenato su Ruggine, un pezzo mai pubblicato e inserito nella scaletta proprio per mettere alla prova i fan della prima ora (insieme ad Amatoriale). C’è sempre l’urlo all’inizio di ogni pezzo (Blanchito Bebe, Michelangelo) e durante il concerto lo chiama almeno 5 volte. «Il progetto Blanco comprende me e lui, non sono solo!». Con loro ci sono anche Jacopo Volpe alla batteria e Emanuele Nazzaro al basso. «Ho sempre adorato l’idea di avere la band!».

Blanco, da Blu Celeste a Mi fai impazzire

In scaletta non manca niente. Si parte con Mezz’ora di sole. Blanco dimostra di saper cantare (del resto lo aveva già dimostrato a Sanremo), anche se sua mamma da piccolo gli aveva detto il contrario («una volta è entrata in cameretta e mi ha detto: “Sei un po’ stonato, eh?” »). Anche se aveva detto di voler solo trasmettere emozioni senza essere preciso («e poi ti trovi tutti davanti e vuoi urlare, solo quello!»).

Poi Paraocchi, Figli di puttana, Finché che mi seppeliscono. Fino ad arrivare a Notti in bianco che è l’unico pezzo presente due volte. Prima in versione acustica (molto potente) e poi come ultimo bis. È la hit del 2021 pubblicata però nel 2020, risalita sulla scia dell’enorme successo di Mi fai impazzire e La canzone nostra. Blanco sa gestirsela bene dalla canzone più intima come Blu Celeste  all’headbanger come Mi fai impazzire. Sfera, come dicevamo all’inizio, sale sul palco ma rimane con il passamontagna arancione e il bomber nero tutto il tempo. Solo a gasare la platea, fondamentalmente. E ci sta.

Seguono La canzone nostra e Brividi ma senza Salmo e Mahmood. E chiude la versione che tutti conosciamo di Notti in bianco.

Un’ultima nota su Blanco che rappresenterà l’Italia appunto con Mahmood all’Eurovision, a Torino, dal 10 al 14 maggio. La vittoria non è il loro obiettivo principale come hanno già ribadito, andranno per fare del loro meglio. Ma alla domanda se si fossero mai potuti presentare per San Marino come ha fatto Achille Lauro, Blanco risponde fermamente di no. «Adoro Lauro ma io personalmente no, non me la sarei sentita. Sono solo contento di cantare per l’Italia. E questo mi basta».


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