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Billie Eilish al Fabrique di Milano: lo show dell’antidiva

Al Fabrique di Milano abbiamo assistito al fulmineo show dell’artista pop più chiaccherata del momento: Billie Eilish. Ecco come è andata

Autore Tommaso Toma
  • Il22 Febbraio 2019
Billie Eilish al Fabrique di Milano: lo show dell’antidiva

Stefano Masselli

Il colpo d’occhio dentro al Fabrique è interessante: il pubblico è in netta maggioranza femminile, le jeune filles accorse hanno la faccia pulita e sono ben vestite, dalla presenza dei loro genitori che si sono disposti ordinatamente in una sorta di secondo girone, di enclave dietro il mixer. Si percepisce una netta predominanza della classe medio-alta borghese. Il coté estetico e musicale di Billie sembra entrare in empatia con una fetta del pubblico più giovane che cerca qualcos’altro oltre la trap ma non è completamente rock.

Sento dietro di me una ragazzina in attesa dell’inizio che dice con tono preoccupato all’amica: “Non mi pare carino essere qui senza avere indosso una t-shirt di Billie, alla fine mi sono messa questa qui nera, per non offenderla con nomi di altri artisti”.

Con fare paterno mi sono permesso di spiegarle con due brevi battute che è divertente andare ai concerti con le t-shirt di band. O con il semplice intento di trasmettere qualcosa di se stessi in quel contesto, che possa essere My Little Pony o i Sex Pistols. A sorpresa la ragazzina mi ha risposto: “Beh, ho fatto male allora a non mettere la mia maglietta dei Green Day”. Bingo.

Le ragazze s’illuminano e ondeggiano urlanti quando si spengono le luci del locale e s’accende la scenografia dello show. Campeggia la sagoma di un ragno con le zampe al neon rosso (il Duca Bianco sarà felice di essere riportato in vita anche stasera) e Billie si presenta con il suo aspetto da antidiva: la t-shirt oversize e i suoi movimenti da cantante grunge sembrano un messaggio lucidissimo di empatia verso tutte le ragazze presenti.

“Non c’è bisogno di essere belle, truccatissime, piene d’oro e delle esperte ballerine per divertirsi e farsi notare”. La chitarra dell’inseparabile fratello Finneas fa due accordi per My Boy, poi è meglio passare a due piccole coreografie e a suonare il synth.



I primi 20, 30 minuti dello show scivolano via con le ragazze che cantano tutto. Billie snocciola il suo repertorio conosciuto dal 2017 a ieri, dalla canzone scelta da Alfonso Cuarón per il suo bellissimo film Roma al pezzo cantato in coppia con Khalid. Il sing along copre completamente la voce di Billie che sembra piacevole e autentica. Non accenna istrionismi, una autentica antidiva non arriva dai talent e non vuole essere giudicata da una giuria.

La sua corte è empatica con lei e riprende tutto con gli smartphone. L’intelligenza di Billie sta nei dettagli: le arriva dritto in faccia a lei un oggetto, per fortuna morbido (un teddy bear di una ragazzina? Sarebbe stato un segnale della perdita finale della sua innocenza, lanciando a Billie il proprio orsetto che ha dormito accanto a lei per tanti anni). Lei reagisce benissimo: “Wow, c’è tanta energia stasera in sala”.

L’impressione personalissima della prima parte di show è che Billie sia ancora in fase di riscaldamento e l’arrangiamento dei brani richiami al pop anni ’90. Strano per un’artista così devota a Tyler The Creator che da sempre è un ricercatore di sound ricercati e sofisticati.

Si percepisce però un’eleganza sottile nel cantato di Billie. Il suo meglio forse un giorno lo esprimerà uscendo dalle stanze gotiche che ha creato nell’immaginario delle jeune filles con Bury a Friend, il suo capolavoro: “Mi sa che vi piace tanto questo brano…”.

Parte così questa fresca hit, perfetta e quasi anti-radiofonica: quei momenti di silenzio e i bassi profondi mi fanno ricordare Limit to Your Love di Feist in versione James Blake. Già da You Should See Me in a Crown, la band e Billie hanno cambiato registro e il sound si fa decisamente più contemporaneo. E ricompare anche la chitarra.

 

 

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its not for me to say you love me

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Nessuno di noi ha in mano l’album When We All Fall Asleep, Where Do We Go? che uscirà il 29 marzo.

Lo show è breve e il finale è perfetto con la bella e altrettanto radiofonica When the Party’s Over, la struggente Ocean Eyese l’energica Copycat. Il muro di luce degli smartphone non si è mai fermato. L’obbiettivo sempre puntato verso lei e verso le zampette al neon del suo ragno rosso.

Intanto nel secondo girone, quello dei genitori, notiamo alcune mamme che stanno da minuti con il loro telefonino a farsi foto, un po’ di lato un po’ con delle espressioni duckface. La prospettiva del secondo girone è diametralmente opposta a quella del primo.

Le distanze sono incolmabili. L’antidiva per le ragazzine, il selfie per le mamme. Tutti escono felici dopo un’oretta scarsa di concerto, in fin dei conti si va a scuola domani senza aver fatto notte.

 

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Ieri sera abbiamo visto lo show a #Milano dell’antidiva #BillieEilish. Come è stato? Link in bio⚡ | ?: Stefano Masselli

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