La musica aveva un disperato bisogno di 070 Shake

Mercoledì sera l’artista statunitense ha aperto il suo tour europeo proprio alla Santeria di Milano. Noi c’eravamo e vi raccontiamo com’è andata
070 Shake, foto di Arianna Carotta

«Se dovessi rimanere tutta la vita a suonare solo in venue come questa, sarei felice. Mi sta bene essere underground, è la mia vibe». È la sera di mercoledì 21 settembre 2022 e a parlare così è Danielle Balbuena, in arte 070 Shake, introducendo uno degli ultimi pezzi del suo set.


E non si fa fatica a crederle, per quanto si possa contemplare o meno una definizione di “underground” per un’artista come 070 Shake. Dalla firma con GOOD music, alle collaborazioni con Kanye, Pusha T e Nas, passando per l’apertura del tour estivo di Kid Cudi in Nordamerica.


Trasformare il dolore in bellezza

Che attorno a lei ci sia una discreta quantità di hype è innegabile. La Santeria di viale Toscana a Milano è infatti sold out. È stracolma di un pubblico adorante, che canta tutte le canzoni di 070 Shake con trasporto e foga, dimostrandole un affetto e un calore piuttosto potenti. Ma, di nuovo, non viene per niente da dubitare nella buona fede di quelle parole. La prova sta tutta nell’energia che Shake mette nella performance, mostrandosi apertamente in tutta la sua fragilità. Allo stesso tempo usa la potenza autentica delle sue emozioni come uno strumento che le permette di toccare la sua audience con una forza non indifferente. Una capacità, quella di trasformare il dolore in bellezza e i traumi in arte, che caratterizza tutto il suo lavoro ed è la cifra anche di questa performance live.

Danielle è sola sul palco, accompagnata solo da un light show abbastanza minimale e da una base che contiene un numero di linee vocali che non rovina l’elemento live dell’esperienza. Si presenta con un outfit androgino: camicia bianca, cravatta e una giacca di pelle che sembra, a tratti, indecisa se togliere o tenere. I lunghi capelli spesso e volentieri le coprono il viso per intero. Ogni tanto raccoglie da terra un calice di vino rosso e non si fa scrupolo di brandirlo e scuoterlo mentre canta, mentre si agita su e giù per il palco. Per tutta la durata del live il suo modo di muoversi e cantare sembra fare i conti, anche qua, tanto con una estrema vulnerabilità quanto con esplosioni di energia che si trascinano dietro tutte le anime presenti.

Sul palco 070 Shake sfida sé stessa

Quando questo succede, lei dimostra subito di non volersi adagiare sugli allori. La frase che 070 Shake ripete più volte nel rivolgersi alla sala è «Grazie di capirmi». Con così poche parole dimostra di non volere dare minimamente per scontato il supporto che sta ricevendo. Con questo, 070 Shake dimostra di fare parte di quella specie di artisti per cui il palco è ogni volta una prova con se stessi. Un ambiente che può essere inferno o paradiso a seconda di con quali emozioni e con quanta onestà si riesca a riempirlo. Ogni volta che la platea esplode, come quando attacca le splendide Skin And Bones e Blue Velvet, entrambe dall’ultimo LP You Can’t Kill Me, lei sembra investire ogni centimetro del suo essere in un confronto che a tratti sembra trasformarsi in un vero e proprio duetto.

Quando arriva il momento di cantare Morrow, 070 Shake decide di coinvolgere la sala in un preambolo tanto sdolcinato quanto necessario. Invita i presenti a stringere in un abbraccio la persona con cui sono venuti, perché domani uno di loro potrebbe non esserci più.

L’autenticità di 070 Shake

«Ho sofferto molto, e molto a lungo», confessa 070 Shake a un certo punto. «Se non fosse per la musica non sarei sicuramente più su questa terra». Detta così potrà sembrare quasi una posa o un cliché, l’ennesima replica di un modello ben vecchio. Quello dell’artista tormentata, della cantante maledetta, della poetessa torturata. Ascoltandola dal vivo però si percepisce quanta autenticità ci sia nel tono della sua voce. Quando canta, quando parla e quando, in preda a una foga data dal superamento dei propri limiti, le parole delle canzoni diventano estatiche urla. «Non mi importa cosa succede fuori», prosegue. «Potrebbe esserci la guerra, il mondo potrebbe stare finendo, ma tutto quello che conta è qua dentro». Un atteggiamento che dovrebbe essere condizione necessaria per chiunque decida di mettersi su un palco a cantare, e che purtroppo è invece merce piuttosto rara.

L’onestà brutale della rapper non risparmia nemmeno se stessa. Quando in scaletta tocca al singolo Honey, Shake non fa mistero di quanto il pezzo in realtà non le piaccia. «Questo pezzo fa schifo» dice. «L’ho messo solo perché so che a voi piace», e fa scorrere la base senza nemmeno avvicinarsi al microfono. Il panorama del pop e dell’hip-hop contemporaneo ha un disperato bisogno di più artisti come 070 Shake.

Articolo di Emanuele Infanti


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