Nell’epoca della digitalizzazione e della crescita impetuosa delle piattaforme di streaming non rappresenta più una curiosa controtendenza il ritorno in auge del più analogico dei supporti discografici. È dall’inizio degli anni ’10 che il vinile registra stabilmente un aumento del giro d’affari con percentuali su base annua a due o tre cifre.

Per esempio in Italia nel 2016, rispetto a un calo complessivo dell’8,2% dei “supporti fisici” (espressione che include i compact disc), il vinile ha segnato un 52% di crescita rispetto all’anno precedente: occupa oggi una dignitosa quota del 6% dell’intero mercato discografico nazionale (dati Fimi). In altri paesi, per esempio nel Regno Unito, questa tendenza è persino più marcata.

Il vinile è così uscito dalla nicchia di DJ e audiofili in cui l’evoluzione tecnologica lo aveva confinato negli anni a cavallo del cambio di millennio per riaffacciarsi al consumo di massa con una veste nuova e spesso sorprendente. Non potendo competere con lo streaming sul piano della facilità di accesso, si presenta oggi come versione “pregiata” ed esclusiva di quei medesimi contenuti musicali.

Edizioni speciali e tirature limitate rivolte ai fan più sfegatati hanno determinato in alcuni casi una corsa ai progetti visuali più strani, bizzarri, persino oltraggiosi. La riscoperta del vinile si è accompagnata a una valorizzazione della comunicazione insita nell’oggetto in sé che talvolta trascende la stessa musica e diventa gesto, performance artistica a tutti gli effetti.

Come ad esempio la trovata del gruppo svedese Shout Out Louds, che nel 2012 ha pubblicato un’edizione del singolo Blue Ice davvero speciale: una bottiglia d’acqua e una formina per “stampare” il proprio 45 giri di ghiaccio. Chiudendo un occhio sulla qualità audio, funzionava davvero.

I Flaming Lips non sono mai stati una band parsimoniosa in fatto di bizzarrie, ma stupirono tutti quando pubblicarono un’edizione limitatissima del loro album The Flaming Lips and Heady Fwends in vinile trasparente contenente sangue umano fluttuante – perlomeno il cantante Wayne Coyne sosteneva che fosse tale – di alcuni degli artisti che hanno collaborato all’album, fra cui la cantante americana Kesha. Un altro esperimento analogo è quello dell’album di debutto delle Perfect Pussy, in cui il sangue della cantante Meredith Graves è pressato direttamente insieme al vinile. Invece gli “ingredienti” di Getting Your Hair Wet With Pee, singolo del gruppo punk Eohippus, sono capelli e urina (anche in questo caso col beneficio del dubbio).

Se i dischi appena citati potrebbero urtare la sensibilità di alcuni, quello del cantante croato Gibonni, intitolato 20th Century Man, è adatto al gusto di tutti, letteralmente: registrato agli Abbey Road Studios di Londra, è stato poi stampato sul cioccolato. Raro caso di vinile con la data di scadenza.

Meritano un’attenzione speciale i vinili di Jack White e della sua Third Man Records, da sempre all’avanguardia nel settore. La colonna sonora del Grande Gatsby, per esempio, è stampata su due vinili rivestiti rispettivamente di oro e di platino, primo caso di dischi commercializzati con questi materiali. La raccolta The First Three Years Of Blue Series Singles è un altro caso unico: si tratta di un 3 giri. Dal momento che non esistono giradischi in grado di leggerlo, l’unico sistema per ascoltarlo alla giusta velocità è rallentarlo manualmente con un dito (più facile a dirsi che a farsi). Il vinile dell’ottimo Lazaretto di White, poi, crea il piccolo ologramma di un angelo mentre gira e una traccia, Just One Drink, ha due diversi intro a seconda di dove cade la puntina del giradischi.

Una menzione a parte va all’inusuale servizio offerto dall’azienda britannica And Vinyly, che per 3000 sterline permette di pressare le ceneri di un caro estinto all’interno di 45 giri personalizzabili con l’audio che si preferisce.