L’eccentricità che piace: Tyler, The Creator e le esperienze con la moda

All’alba degli anni ‘10 la rivoluzione stilistica di Kanye West nella scena hip hop aveva aperto la strada a nuove e disparate sperimentazioni. La figura tipica del rapper era stata abbattuta. Tyler e il suo collettivo Odd Future erano là: al posto giusto, nel momento giusto
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Fonte: ufficio stampa

Golf Wang non è un cazzo di merch. Non c’è scritto Tyler, The Creator su tutto. Questi sono pezzi di abbigliamento veri e propri. È un negozio. È gestito come una linea. Non chiamatelo merch”. Queste sono le dichiarazioni recentemente rilasciate da Tyler Gregory Okomma – suo nome all’anagrafe – al magazine statunitense Complex.

A un primo sguardo le sue parole possono sembrare lo sfogo di un rapper in cerca di affermazione nel mondo della moda, un effimero tentativo di attirare attenzione sul proprio brand. Eppure non si tratta di tutto ciò. Tyler, The Creator ha una visione e detesta l’idea che il pubblico possa non capirla. Lui si percepisce come un artista a tutto tondo e non vuole che la sua carriera musicale offuschi le sue capacità espressive in altri campi.

Uno stile sempre fuori dagli schemi

Azzarderei una metafora calcistica: nel bellissimo libro di Diego Guidi Paolo Maldini, 1041 (66thand2nd l’editore)si parla del delicato e lungo passaggio dell’eterno capitano Maldini da calciatore a dirigente del Milan. “Lo infastidiva essere considerato solo per la sua storia da calciatore come da piccolo lo infastidiva essere considerato per il cognome del padre (Cesare, anch’egli fu capitano e bandiera rossonera, ndr). Non ha mai sopportato l’idea di non essere giudicato solo per i suoi meriti oggettivi. Solo per ciò che realmente riusciva a fare”.

Penso che Tyler soffra la stessa condizione. Vuole che i suoi risultati nella musica non influenzino in alcun modo la sua avventura nel mondo della moda. Questo approccio così netto rispecchia il metodo con cui Tyler, The Creator ha perseguito ogni risultato nella sua carriera. L’unico criterio è stato sempre la sua soggettività artistica, senza compromessi di mercato.

Fin dal suo primo mixtape da solista Bastard datato 2009, Tyler è sempre stato ironicamente paradossale, selvaggiamente fuori dagli schemi. Nella musica e nello stile ha sempre seguito il proprio gusto per l’assurdo.

Nel 2011 esce il suo primo album ufficiale Goblin. Il video del singolo Yonkers è un manifesto dell’estetica surrealista di Tyler. Nel video il rapper è seduto su uno sgabello su sfondo bianco, si muove a scatti, mangia uno scarafaggio, lo vomita e finisce per impiccarsi. In testa, durante queste sequenze inquietanti, Tyler indossa un cappellino di Supreme. È infatti il brand newyorkese uno dei riferimenti stilistici del rapper. Skating e streetwear: queste sono le passioni con cui Tyler cresce nella Los Angeles del nuovo millennio.

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Fonte: ufficio stampa

Una generazione diversa

Come si può facilmente dedurre non è quindi la famigerata Compton a dare i natali al rapper. Tyler, The Creator, come gli altri membri del suo collettivo Odd Future, sono figli della borghesia nera di Los Angeles, cultori dell’hip hop ma lontani dalla cultura di strada. Una generazione che ha chiaramente beneficiato della rinnovata autonomia musicale e stilistica del rap imposta da Kanye West e ribadita da Pharrell Williams. Liberi dal topos del rapper classico e abili nell’utilizzo dei nuovi social network come Twitter e Tumblr: i ragazzi della Odd Future avevano il futuro in mano.

Iniziano così a intervenire con sfrontatezza anche nel mondo della moda. Per promuovere il merchandising del Golf Wang Tour, il collettivo organizza l’apertura di diversi pop up store in giro per gli Stati Uniti. Il negozio losangelino avrà un tale successo da restare aperto per circa tre anni. Tyler però è intraprendente. La carriera da solista lo sta portando verso lidi inesplorati e la sua passione per la moda ha bisogno di stimoli nuovi.

Tyler, The Creator fra ricercatezza ed eccentricità

Golf Wang abbandona la sua natura estemporanea per diventare il brand personale di Tyler, The Creator. Gli abiti sono disegnati dal rapper in persona. Lo stile, di collezione in collezione, si trasforma distaccandosi dallo streetwear fino a diventarne una sorta di affettuosa e paradossale parodia. Dalle palette di accesi color pastello ai pattern appariscenti, Tyler decostruisce i classici modelli dello streetwear maschile.

Ma, come abbiamo detto, al centro della parabola artistica di Tyler c’è sempre la sua soggettività artistica in continua evoluzione. Nel 2017 esce il disco Flower Boy. Il racconto è intimo, l’aggressività dei primi dischi è abbandonata. Una linea introspettiva e matura che si traduce anche nelle prime allusioni alla sua mai dichiarata omosessualità. Il cambiamento è anche stilistico. Allo streetwear d’ora in poi Tyler, The Creator preferirà abiti eleganti e sofisticati con uno spiccato gusto retrò.

Un’ulteriore svolta avviene nel 2019 con la pubblicazione del disco Igor. In questo caso Tyler crea un suo alter ego stravagante: una sorta di risposta gender-fluid alla sua mascolinità tossica giovanile. Lo stile di Igor sarà quindi una sorta di caotica commistione, un mash-up tra ricercatezza ed eccentricità. Questa estate Tyler ci ha regalato un’altra perla. Call Me If You Get Lost è un riassunto delle molte identità del rapper: un artista complesso che impone al suo pubblico una soglia di attenzione alta. Tyler, in fondo, vuole solo essere capito, nel rap e nella moda.

Articolo di Gabriel Seroussi

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