Guardate con gli occhi di oggi, le zeppe firmate Buffalo avevano qualcosa di rivoluzionario: erano orgogliosamente brutte. Talmente brutte da sfidare i canoni estetici dei tempi fino a diventare, magicamente, irresistibili tanto da entrare nella collezione permanente del Met Museum di New York. A renderle ancora più desiderabili per i giovani era poi la band più osannata del momento: le Spice Girls.

Buffalo - Rhyton sneaker by Gucci

Rhyton sneaker by Gucci

Emma Bunton le portava con minigonne ridottissime, incurante del fatto che non slanciassero di certo le sue gambe tutt’altro che sottili, mentre Geri Halliwell le abbinava a body attillati e a boa di struzzo (indimenticabili le sue Buffalo blu-bianche-rosse che citavano la bandiera britannica). Ancora più estrema era poi Mel B, la “Scary Spice”, che le indossava con tutine animalier o con i leggings dorati.

Erano coraggiose, le Buffalo, e anche dichiaratamente tamarre. Ma ciò non ostacolava la loro diffusione a macchia d’olio in tutta Europa. Volendole riabilitare, si può dire che le Buffalo contribuirono in modo rilevante all’emancipazione dal diktat del bello e dall’edonismo di matrice anni ’80. Era come se dicessero: “Siamo brutte, ma ce ne freghiamo!”, e lo stesso chi le portava.

Le Buffalo diventarono così espressione di una nuova, febbrile, ondata di libertà e ottimismo che aveva come propulsore la caduta del muro di Berlino e l’inizio di una nuova, eccitante, epoca storica. Sebbene fossero tedesche, le Buffalo finirono per rappresentare uno dei simboli di quella Cool Britannia che aveva trovato nel New Labour di Tony Blair, nelle commedie di Hugh Grant e nel britpop di Blur, Oasis e Supergrass i suoi narratori ufficiali. Il Regno Unito si stava lasciando alle spalle i tre lunghi mandati di Margareth Thatcher e iniziava a guardare con speranza al futuro. E lo faceva (anche) attraverso quella rottura estetica con il passato.

Buffalo - B22 sneaker by Dior

B22 sneaker by Dior

Parlando un po’ di storia, le Buffalo sono nate in realtà ben prima della Cool Britannia e della dissoluzione dell’Unione Sovietica, esattamente nella Germania Ovest del 1979, a Hochheim nel Land dell’Assia. I primi modelli consistevano in stivaletti da cowboy come voleva la moda tra i teenager, mentre negli anni ’80 fu introdotta la prima linea di sneaker sportive e poi da club, con la zeppa alta. A segnare la svolta furono però i primi anni ’90, quando gli scarponcini con la zeppa diventarono uno dei must-have dei techno-ravers berlinesi, e il 1995 fu l’anno delle prime Buffalo Classic, il modello diventato più famoso. La versione Hightower, con zeppa liscia, raggiungeva altezze da capogiro: fino a 50 cm.

Oltre alle Spice Girls, ad amarle erano Madonna, Cameron Diaz, gli Nsync e addirittura Cher. Il loro momento di gloria ebbe però vita breve, e con l’affacciarsi del nuovo millennio caddero nell’oblio (per la gioia dei detrattori). Tra i vari revival che si sono avvicendati negli ultimi vent’anni, non sono mai tornate alla ribalta. Fino a oggi: è di qualche mese fa la notizia del rilancio delle Buffalo Classic attraverso una serie di collaborazioni con vari brand e stilisti. Nel marzo 2018 sono state presentate le collezioni disegnate insieme a Julia Watanabe – Comme Des Garçons e al marchio Opening Ceremony. A ottobre invece verrà lanciata la collaborazione con lo stilista berlinese Patrick Mohr.

Insomma, il brutto torna a essere di moda? Sembrerebbe di sì. E a confermarlo è anche la tendenza delle Chunky Sneakers, le sneakers brutte ma cool, caratterizzate da forme importanti e suole alte e sagomate. Un trend partito dai marchi sportivi che ha subito contagiato il lusso: a proporre i modelli più di tendenza sono Gucci, con le sneakers Rhyton realizzate in pelle color avorio trattata per un effetto consumato, Balenciaga, con le celeberrime Triple S disegnate da Demna Gvasalia, e Dior Homme con le B22, le sneakers in pelle e tessuto tecnico amate da rapper e modelle come Big Sean e Bella Hadid.

Buffalo - Triple S sneaker by Balenciaga

Triple S sneaker by Balenciaga

Osservandole bene, sembrano arrivare dritte dritte dagli anni ’90, con modelli che rielaborano il concetto del bello sovvertendo a quel gusto per il minimalismo che aveva convinto anche i marchi di sportswear come Nike. Ed esattamente come successe per le Buffalo, il mondo si è già diviso in fan e haters. Per ora sembrano vincere i fan, con le Chunky Sneakers protagoniste degli outfit di musicisti, modelle e star. Ma mai dire mai: tra un paio di anni potrebbe capitare di vergognarsi di averle indossate, proprio come accadde con le Buffalo. La storia, si sa, è un ciclo che si ripete.