Karl Lagerfeld: l’ottantacinquenne icona della moda ci ha lasciato
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Karl Lagerfeld: l’ottantacinquenne icona della moda ci ha lasciato

Lagerfeld era una delle figure più autorevoli del mondo della moda occupando la direzione creativa di Fendi e Chanel oltre a firmare una sua linea.

Karl Lagerfeld - Christopher William Adach flickr.com CC BY SA 2.0
Karl Lagerfeld - Christopher William Adach flickr.com CC BY SA 2.0

L’iconico stilista di Chanel, Karl Lagerfeld, è morto. I suoi design, la sua coda di cavallo bianca, gli alti colletti inamidati e gli enigmatici occhiali scuri hanno dominato l’alta moda negli ultimi 50 anni. Aveva circa 85 anni. Il mistero che circondava il designer di origine tedesca era tale che persino la sua età rimane un enigma con voci che gli attribuivano 2 certificati di nascita, uno del 1933 e l’altro del 1938. Nel 2013, Lagerfeld disse alla rivista francese Paris Match che era nato nel 1935, ma nel 2019 il suo assistente che ancora non conosceva la verità disse ad AP che gli piaceva “confondere le tracce sul suo anno di nascita – fa parte del personaggio”.

Chanel ha confermato che Lagerfeld è morto nella mattina di martedì 19 febbraio 2019.

Lagerfeld era una delle figure più autorevoli del mondo della moda occupando la direzione creativa di Fendi di proprietà di LVMH dal 1977, e di Chanel nel 1983. In effetti, la sua instancabile energia era notevole. Perse circa 40 chili alle porte dei 70 anni per adattarsi alla moda che voleva una figura esile. Anche se ha trascorso praticamente tutta la sua carriera in case di lusso destinate ai ricchi, i progetti di Lagerfeld sono rapidamente passati ai rivenditori di fascia bassa, dandogli un impatto quasi senza precedenti sull’intero settore della moda.

Per Chanel, ha sempre sviluppato disegni giovanili al passo coi tempi oltre ad aver prodotto variazioni quasi infinite del classico tailleur, alzandogli l’orlo, smorzandolo con catene dorate o tempestandolo di perle o accessori costosi eseguendo sempre tutto con estrema arguzia. “Ogni stagione, mi dicono di fare qualcosa di più giovanile. Un giorno sembreremo tutti neonati”, disse una volta alla Associated Press. Le sue affermazioni esplicite e spesso pungenti che spaziavano dalla politica francese alle misure delle star gli hanno fatto guadagnare il soprannome di “Kaiser Karl“.

Le critiche e i commenti

Tra i commenti più acidi, quello nei confronti del presidente Francois Hollande, che Lagerfeld definì, in un’intervista a Marie-Claire, un “imbecille” che sarebbe stato “disastroso” per la Francia; e la dichiarazione a The Sun’s secondo cui non gli piaceva il volto di Pippa Middleton, la sorella della Duchessa di Cambridge. “Dovrebbe solo mostrare il lato B”, disse.

Lagerfeld è stato anche pesantemente criticato per aver inviato un messaggio negativo alle donne quando dichiarò al quotidiano francese Metro che Adele era “un po’ troppo grassa”. Nonostante ciò, aveva un lato debole poco chiacchierato. Era noto per essere sempre molto gentile con il suo staff a Chanel ed era famoso per le interviste generosamente lunghe che rilasciava dopo ogni sfilata. Condivideva la sua vita da scapolo nella sua casa parigina con un gatto siamese chiamato Choupette. “È molto più viziata di quanto potrebbe esserlo un bambino”, disse ad AP nel 2013, rivelando anche che la portava dal veterinario ogni 10 giorni, per precauzione.

Lagerfeld non era un nostalgico e teneva lo sguardo fisso sul futuro. A 70 anni inoltrati, abbracciò velocemente le nuove tecnologie: era famoso per la sua collezione di iPod. Lagerfeld era anche fotografo, realizzava campagne pubblicitarie per Chanel e per la sua omonima etichetta, oltre a collezionare libri d’arte; aveva un’ampia biblioteca, una libreria e una sua casa editrice. Era anche un incredibile poliglotta in grado di passare, durante le interviste post-passerella, da un perfetto francese, all’inglese, all’italiano alla sua madrelingua, il tedesco.

Una figura sfuggente

Sebbene abbia passato gran parte della sua vita sotto i riflettori, Lagerfeld è sempre rimasto una figura sfuggente. Anche mentre rincorreva la notorietà, nascondeva, apparentemente intenzionalmente, ciò che accadeva dietro ai suoi iconici occhiali scuri. “Sono come una caricatura di me stesso, e mi piace”, ha detto Lagerfeld a Vogue UK. “È come avere una maschera. E per me il Carnevale di Venezia dura tutto l’anno.” Dopo essersi fatto le ossa con l’etichetta Chloe di Parigi, Lagerfeld consolidò la sua reputazione negli anni ’80 quando rianimò la stanca fama della storica etichetta dell’alta moda di Parigi, Chanel. Lì, ha aiutato a lanciare le carriere di supermodelle tra cui Claudia Schiffer, Ines de la Fressange e Stella Tennant.

Con un’abile mossa, nel 2004, ha contribuito a rendere il suo nome noto a tutti: Lagerfeld ha disegnato una capsule collection per l’azienda svedese H&M, ha pubblicato un CD della sua musica preferita poco dopo e un libro su come perdere peso nel 2005 – La dieta di Karl Lagerfeld – con il quale ha consolidato il suo status di icona della cultura pop. Nel libro, Lagerfeld, scrisse che la sua maggior motivazione fu il desiderio di entrare negli abiti slim-cut disegnati d’allora designer di Dior Homme Hedi Slimane.

La sua storia

Lagerfeld è nato ad Amburgo da una famiglia benestante, il padre un industriale che fece fortuna con il latte condensato e la madre una violinista. Ha sempre avuto ambizioni artistiche tanto da ripetere più volte in diverse interviste che da piccolo avrebbe voluto diventare un fumettista, un ritrattista, un illustratore o un musicista. “Mia madre ha cercato di insegnarmi a suonare il piano. Un giorno però, sbattendo il coperchio del pianoforte sulle mie dita mi disse: ‘Disegna, fa meno rumore’”, ha scritto nel libro The World According to Karl. All’età di 14 anni, Lagerfeld venne a Parigi con i suoi genitori e andò a scuola nella Ville Lumière. La sua carriera nel mondo della moda iniziò precocemente quando, nel 1954, un cappotto disegnato da lui vinse un concorso istituito dall’International Wool Secretariat. Il suo rivale, Yves Saint Laurent, vinse nello stesso anno nella categoria abbigliamento.

Lagerfeld cominciò il suo apprendistato presso Balmain e nel 1959 fu assunto in un’altra casa parigina, Patou, dove trascorse quattro anni come direttore artistico. Dopo una serie di lavori freelance con diversi marchi, tra cui anche Fendi con sede a Roma, Lagerfeld assunse le redini di Chloe, noto per il suo romantico stile parigino. Lagerfeld ha anche fondato la sua etichetta. La Karl Lagerfeld, sebbene abbia avuto meno successo commerciale rispetto alle sue altre imprese, è stata vissuta come una sorta di album da disegno dove Lagerfeld testava le sue idee audaci.

Il rilancio di Chanel

Nel 1982, ha assunto la direzione di Chanel, che era rimasta dormiente dalla morte della sua fondatrice, Coco Chanel, più di dieci anni prima. “Quando ci sono entrato Chanel era una sorta di bella addormentata e neanche tanto bella”, ha detto nel documentario del 2007 Lagerfeld Confidential “russava”. Nella sua collezione di debutto per Chanel, Lagerfeld inserì una buona dose di indecenza con degli chiffon blu trasparenti che provocò non poche polemiche. Lagerfeld non ha mai smesso di scuotere il leggendario marchio, che fosse con un bikini con logo blasonato la cui parte superiore assomigliava più a dei pasticcini tenuti su da un filo o da una collezione che prevedeva giacchine su collant opachi.

Lagerfeld non ha mai nascosto la propria omosessualità – una volta confessò di averlo annunciato ai suoi genitori all’età di 13 anni – ma mantenne la sua vita privata, privata. Nel 1989 dopo la morte per AIDS dell’aristocratico francese con cui si diceva avesse una relazione Lagerfeld sottolineò quanto apprezzasse la sua solitudine. “Odio quando la gente dice che sono solitario. Sì, sono un solitario inteso come un gioiello di Cartier, un grande solitario”, ha detto Lagerfeld al New York Times in un’intervista. “Devo stare da solo per fare quello che faccio. Mi piace stare da solo. Sono felice di stare con le persone, ma mi dispiace dire che mi piace stare da solo, perché c’è così tanto da fare, leggere, pensare”.

Per quanto amasse i riflettori, Lagerfeld fu sempre attento ad oscurare il suo vero io. “Io non mento, ma la verità non la devo a nessuno“, disse a Vogue Francia in un’intervista.

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