Nel 2012, Nadja Tolokonnikova e Maria Alyokhina – membri del collettivo femminista punk russo Pussy Riot – venivano condannate a due anni di reclusione per atti osceni motivati da odio religioso, dopo aver improvvisato una provocatoria “preghiera punk” (Punk Prayer) in una chiesa di Mosca.



L’episodio ispirò l’omonimo documentario del 2013 e adesso, in occasione del centenario della rivoluzione russa, il collettivo invita i fan e tutti i political junkies – come Tolokonnikova si definisce – a indossare un passamontagna dai colori sgargianti per un’intensa esperienza teatrale: Inside Pussy Riot.

«Per molte persone la protesta rappresenta un noioso dovere – spiega Tolokonnikova – Ma pensiamo al 1968, quando fare politica era una cosa così allegra. Era un carnevale, un festival».

Dunque perché non tentare con il teatro? Dal 14 novembre al 24 dicembre alla Saatchi Gallery di Londra l’esperienza teatrale – prodotta da Les Enfants Terribles e finanziata tramite Kickstarter – darà uno sguardo diretto sulla vita in prigione in Russia, durante la quale Tolokonnikova scavava fossati per le chiese cantando l’inno nazionale russo, una fra le varie punizioni che può solamente descrivere come surreali.

«Pensavamo che la gente avrebbe detto: “Si inventano cazzate. Non può succedere nella realtà” – spiega – Ma è successo davvero».

Ad ogni modo, Inside Pussy Riot non è una sterile dichiarazione politica. «Non si tratta di scuotere le nostre teste e dire quanto quelle persone siano orribili – dice Oliver Lansley, fondatore di Les Enfants Terribles e direttore artistico dello spettacolo – ma piuttosto di alzarsi in piedi e dire: “Possiamo cambiare le cose”, provando a creare forme di protesta come esperienze più positive e allegre». Tolokonnikova aggiunge: «Voglio che i partecipanti tornino a casa con l’idea che la solidarietà è il migliore tesoro che abbiamo».

Foto di Kenny Mathieson