La colonna sonora di “Freaks Out” è un’opera d’altri tempi, l’intervista con Michele Braga

Abbiamo incontrato il compositore romano che assieme al regista Gabriele Mainetti ha dato forma e vita a una colonna sonora ricchissima e assolutamente perfetta per uno dei film italiani più attesi dell’anno e nelle sale da sole 2 settimane
Michele Braga Freaks Out
Michele Braga, foto ufficio stampa

“Radiohead, Piero Pelù, i cinepanettoni e una medaglia d’oro ai mondiali di nuoto sincronizzato”. Queste potrebbero essere le parole chiave di una conversazione super piacevole con Michele Braga, compositore classe ’77 che è arrivato a essere uno dei più richiesti dopo una lunga gavetta.

Già disponibile in digitale, il 12 novembre uscirà in un’edizione sorprendente in doppio vinile per l’edizioni Curci. L’ascolto dell’intera opera riempie di soddisfazioni al di là del film stesso. Ricca delle orchestrazioni di Emanuele Bossi ed eseguite dalla Czech National Symphony Orchestra di Praga, la trentina di motivi presenti ci fanno capire che la coppia di amici e artisti hanno voluto “giocare” con la tradizione, ricucendo quel filo rosso che unisce autore e regista nel tempo.

Sto pensando alle coppie Spielberg-Williams, Leone -Morricone, Fellini-Rota, arrivando a Tim Burton e Danny Elfman. C’è un tocco di fantasy e di echi dei grandi della musica classica. Una sfida vinta da Michele Braga e il regista che si sono già portati a casa durante l’ultima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il premio Soundtrack Stars Award 2021.

Michele Braga: «Avere al fianco un regista come Gabriele è un plus per me, riesce ad alzare l’asticella in tutti i reparti»

Devo dirti una cosa subito: il film l’ho visto dopo aver ascoltato la colonna sonora ma da subito ho pensato che queste tracce, ben 30, siano state concepite per essere un commento molto puntuale alle immagini. Eppure l’ho trovata gradevolissima anche al solo ascolto. Questa colonna sonora mi ha fatto venire in mente una certa antica tradizione nel fare questo lavoro, dove il regista e chi componeva vivevano in simbiosi. E nel tuo caso addirittura il regista firma assieme a te il lavoro.

Io e Gabriele Mainetti siamo amici da tantissimo tempo, il primo lavoro fatto assieme era per il cortometraggio Basette (2008, ndr). Abbiamo scritto questa colonna sonora assieme e dopo Lo chiamavano Jeeg Robot si è ulteriormente affinatala nostra capacità di completarci e di essere sinergici. Avere al fianco un regista come Gabriele, così appassionato di musica e di colonne sonore è un plus per me, perché riesce ad alzare l’asticella in tutti i reparti e la musica non fa eccezione in questo caso.

Freaks Out è un film ricco di dettagli in ogni suo aspetto e aveva la necessità di avere un sound imponente e molto presente. Ho visto di recente Dune e i nuovi film della Marvel e mi accorgo che spesso la musica è una sorta di sound design che esce fuori, diventa dirompente, solo in alcuni momenti strategici, è una sorta di standard hollywoodiano oramai. Il codice musicale diciamo molto “espressivo” che era presente nei film d’azione di decenni fa come Star Wars – quando era musicato da geni come John Williams – è svanito, per un sound design più stilizzato.

E in effetti voi due con Freaks Out invece ritornate a un tipo di colonna sonora per certi versi più vicina stilisticamente a Star Wars che a Dune

Esatto. Rientrando anche nel filone di una certa tradizione italica, dei grandi compositori, da Nino Rota a Ennio Morricone. Sono sinceramente orgoglioso di aver fatto parte di questo progetto, io e Gabriele abbiamo fatto uno sforzo produttivo enorme. Non c’è un brano uguale all’atro, ci sono tre o quattro leitmotiv ricorrenti, riarrangiati in diversi modi fino ad ottenere un insieme di quasi 60 brani appositamente scritti per le immagini. Abbiamo registrato più di 50 tracce tutte peraltro orchestrate, al fine di creare assieme a Gabriele un tema specifico per ciascun personaggio, selezionando per ognuno di loro una precisa timbrica. C’è una forte presenza melodica. Era quello che volevamo ottenere.

I brani rivisitati in Freaks Out, da Creep a Sweet Child O’ Mine

Oltre alla ricchezza di brani di brano originali, concepiti appositamente per Freaks Out, non posso chiederti della scelta di alcune canzoni che avete intepretato, e curiosamente sono brani degli anni ’90. Ora,voi siete nati alla fine degli anni 70 quindi immagino che il decennio “fondamentale” per la vostra generazione sia proprio quello delle canzoni dei Radiohead e dei Guns’n’Roses, che riprendete rispettivamente con Creep e Sweet Child O’ Mine

Uno dei personaggi principali del film, il “cattivo”, il villain Franz è il “più grande pianista del mondo”. Ha 12 dita e suona suona della musica che arriva dal futuro in modo inpetuoso, à la Rachmaninov, e puoi immaginare come si adattasse perfettamente dal testo alla melodia struggente un pezzo come Creep. Poi Franz ha anche un piglio rock già nel look e anche se viene solo accennata Sweet Child O’ Mine è perfetta per quella scena, dove il “pubblico nazista” fa il saluto romano. Si crea una sorta di momento catartico e pazzesco (ride, ndr). C’è anche Bella Ciao che è diventato un brano universale, di recente l’ho visto cantato addirittura nella serie Casa di Carta.

E pensa a Thom Yorke e Jonny Greenwood non sono un po’ dei “freaks” rispetto all’iconografia classica del cantante e musicista rock?

Certo! E poi scegliere Creep e un brano dei Guns è senza dubbio come dici tu anche una scelta “generazionale”. I Radiohead per me furono fondamentali. Quando passarono dai suoni di Ok Computer a Kid A mi aprirono a uno scenario musicale nuovissimo, all’elettronica, noi che ascoltavamo fino a poco tempo prima le schitarrate grunge! Siamo stato sinceri e onesti con il pubblico.

Che impressioni hai ricevuto dalla stampa estera sul lavoro che hai fatto? Immagino che dopo il Festival di Venezia, siano arrivati feedback internazionali.

Sicuro, soprattutto belle recensioni sulla colonna sonora legato al fatto che hanno apprezzato l’arrangiamento orchestrale. La cosa più bella è arrivata da un critico inglese, che mi ha detto che questa colonna sonora lo ha riportato tantissimo alla tradizione italiana e non è un citazionismo tout court, ma anzi una rivitalizzazione di una scuola importante come la nostra. Mi commuove questa osservazione.

Dalle colonne sonore per i film di Natale…

Ho notato una cosa davvero curiosa nella tua carriera da compositore di colonne sonore. Sembri specializzato in colonne per film natalizi, si va da Un Natale stupefacente, regia di Volfango De Biasi con Lillo e Greg del 2014 al film in uscita adesso Io sono Babbo Natale con il compianto Gigi Proietti. Ne ho contati ben sei! Ti offre tanta ispirazione l’albero di Natale?

(Ride, ndr) Ma no! C’è una ragione di fondo molto meno romantica. Il cinema sta vivendo un momento molto difficile come incassi e produzioni. Io non sono figlio d’arte e mi son dovuto fare una gran bella gavetta. Le prime proposte che mi venivano assegnate erano commedie e se la produzione era contenta del lavoro fatto mi chiamava anche per le produzioni importanti come i film natalizi. Come tu sai le commedie natalizie sono tra quelle che hanno i maggiori incassi.

Ora se pariamo di un film d’autore e io come musicista vengo messo come una parte autoriale, il mio introito è direttamente proporzionato a quello del film stesso e questo tipo di opere spesso neanche ci finiscono al cinema, circolano appena in alcuni festival. Poter alternare film d’autore e opere prime – che sono operazioni sottopagate – con il lavoro su commissione per le commedie è alla fine una bella fortuna.

Nel tuo passato c’è un periodo da musicista per Piero Pelù. Com’è stato assaporare il mondo della vita da rocker on the road?

Nel 2000 facevo parte del giro della label Extra (che era distribuita dalla EMI, ndr) e suonavo in un trio, i Kitchen Tools (con lui anche Donato Dozzy ora protagonista anche di un magnifico album con il progetto Il Quadro di Troisi, ndr). Era un periodo bohémienne, io ero il più musicista dei tre. Ero andato a Firenze a suonare e un’amica di Piero impazzì per noi. Poco tempo dopo, in un periodo buissimo per me, ero al verde, con la band sciolta e in totale crisi creativa, lavoravo come camiere e mi arrivò una telefonata da Piero Pelù che cercava un tastierista creativo e grazie a quell’amica di Piero la mia vita cambiò per il meglio. Quindi viva il rock! Mi ha salvato per certi versi.

… alla colonna sonora del primo oro mondiale nel nuovo sincronizzato

Curiosità finale: hai anche una parte importante nell’aver fatto vincere il primo oro mondiale nel nuoto sincronizzato nel 2017 avendo composto la musica apposta per i due atleti!

Ah! Grazie di ricordare questo lavoro. Fu gratificante, musicai la performance di Giorgio Minisini e Manila Flamini pensando proprio come se fosse una colonna sonora. Mi son fatto ispirare un po’ dalle composizioni per il balletto, dovevo poi seguire delle regole precise, come tenere un beat costante che segna il tempo di azione degli atleti in vasca. Però ho portato la mia creatività e scegliemmo come tema, uno scottante di attualità: quello dei migranti e degli sbarchi a Lampedusa. Infatti il titolo dell’esercizio proposto per la finale era A scream from Lampedusa. Davvero è stata un’esperienza unica ed emozionante. Senza contare che vincemmo il primo oro per l’Italia in quella disciplina.


Per ascoltare e riascoltare la colonna sonora di Freaks Out è disponibile un doppio LP da collezione. Questo contiene all’interno un esclusivo pop-up a tema circense, che riprende le atmosfere del film. Inoltre, è presente anche lo spartito del brano Freaks Out, autografato da Michele Braga e Gabriele Mainetti e accompagnato da un’illustrazione speciale.

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