“Top Gun: Maverick” è molto meglio di quello che si potesse pensare: è la rivincita di Tom Cruise

A distanza di ben 36 anni arriva il sequel del celebre film. La trama avvincente, gli attori perfetti, una fotografia aerea pazzesca e una colonna sonora mai invasiva ma strategica lo rendono un sicuro blockbuster, oltre che uno dei film dove ammiriamo un Tom Cruise ottimo e mai sopra le righe
Tom Cruise nelle vesti del capitano Pete “Maverick” Mitchell (fonte: ufficio stampa)

Le reazioni dei critici Oltreoceano ma anche qui (come testimonia l’applauso in sala appena partono i titoli di coda nel giorno dell’anteprima stampa milanese) fanno presagire il meglio per Top Gun: Maverick, al cinema dal 25 maggio. Già, perché non era assolutamente scontato che, in un momento storico dove i sequel di sicuro successo sono i film della Marvel, il repêchage di un blockbuster di più di trent’anni facesse centro.


Un interessante segnale di “voglia di franchise anni ’80” lo si era notato di recente con Ghostbusters Legacy. Il terzo capitolo della serie di sequel ufficialmente “ferma” dal 1989 – girato da Jason Reitman, figlio del compianto regista dei primi due Ghostbusters, Ivan Reitman – dopo un inizio non esaltante al box office è decollato anche grazie alle ottime recensioni.


Pensare poi che lo stesso Tom Cruise alcuni decenni fa aveva posato una pietra tombale sull’idea di un sequel. In una celebre intervista per Playboy all’epoca dell’uscita del film di Olivier Stone Nato il 4 Luglio, sentenziò laconicamente: «Top Gun era una sorta di gioco Nintendo e un inno al cieco patriottismo. Non ci sarà mai un Top Gun 2, 3 o 4».

Top Gun: Maverick, regia e cast perfetti

Invece è accaduto, complice un plot interessante (Cruise non è più lo sfrontato Pete “Maverick” Mitchell ma un giudizioso e coraggioso mentore mentre addestra un gruppo di giovani diplomati aviatori). C’è una regia funzionale di Joseph Kosinski, uno che sa maneggiare con abilità le nuove tecnologie e gestire la CGI (Tron, Oblivion). Ma nonostante questo background, ha rivelato di aver girato 800 ore di filmati per poi scegliere il meglio.

Le immagini hanno ancora quei toni caldi e patinati che ricordano quelli ottenuti da Jeffrey L. Kimball, l’inseparabile direttore della fotografia che lavorò al fianco del regista Tony Scott (al quale è dedicato il film) nel primo Top Gun.

Soprattutto Top Gun: Maverick ha un cast perfetto che ruota attorno a un ispirato Tom Cruise. Da ricordare la presenza di tre grandi attori: uno spietato Ed Harris, una rassicurante Jennifer Connelly e un compassionevole, sul punto di morte, Val Kilmer.

Su tutti spicca Miles Teller, che interpreta Bradley “Rooster” Bradshaw, un apprendista pilota figlio del defunto migliore amico di Maverick, Nick “Goose” Bradshaw, che ha un rapporto di rancore con “Maverick”. Abbiamo già ammirato questo attore in un meraviglioso film pieno di tensioni, Whiplash di Damien Chazelle. Lì era un giovane batterista jazz in balia di un tremendo, sadico insegnante del conservatorio di New York. In Top Gun: Maverick, Teller perde definitivamente la faccia di adolescente. Con quei moustaches e con tutti quei muscoli è un “soldataccio” sexy ma con il cuore di panna.

A proposito di muscoli, ovviamente la scena che farà impazzire è la sequenza sulla spiaggia con tutti i Top Gun a giocare a rugby a torso nudo e ben oliati, così che i raggi di un sole al tramonto risaltano il messaggio subliminale che in questo caso è davvero girato come uno spot di un gelato anni ’80. Ci sta.

Jennifer Connelly (Penny Benjamin) e Tom Cruise (Pete “Maverick” Mitchell) in Top Gun: Maverick

Ottime le scene aeree e la colonna sonora

Le scene aeree poi sono perfette, avvincenti e degne dei migliori film di guerra. Senza dimenticare la musica: una colonna sonora mai invasiva (ecco un accorgimento evitato rispetto ai blockbuster movie anni ’80) tra David Bowie, T. Rex, le incursioni di Harold Faltermeyer (che era in coppia con Giorgio Moroder per il primo Top Gun) e una magnifica love song, Hold My Hand con Lady Gaga , degna erede della storica Take My Breath Away dei Berlin.

Manca poco alla visione. Intanto, come ricordo della prima per la stampa, qui accanto alla mia tastiera c’è un bel cappellino dove campeggia la scritta “Maverick”. Lo indosserò per i lavori in casa: più prudente che provare a far le ruote con un F-16 Falcon.


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