Steven Spielberg, il nuovo “West Side Story” e il coraggio di rivisitare un classico

Il 23 dicembre arriva nei cinema italiani il nuovo film che riprende il celebre musical di Broadway: una storia che continua ad appassionare gli amanti del genere e che rimane di grande attualità
WEST SIDE STORY
Foto di Niko Tavernise © 2021 20th Century Studios. All Rights Reserved

In un’America attraversata da tensioni razziali, due gang giovanili si contendono il “controllo” del territorio urbano, disposte anche ad eliminarsi a vicenda. Da una parte la rabbia degli “autoctoni” (ma pur sempre figli di immigrati), dall’altra l’orgoglio degli ultimi arrivati. Finché un amore misto non mette in crisi i due schieramenti. Potrebbe essere una storia ambientata ai giorni nostri, persino in Europa, e invece è la ricetta senza tempo – datata 1957 – di West Side Story, vero classico della storia dei musical.


A sessant’anni dalla prima trasposizione cinematografica (che fu un enorme successo), il 23 dicembre arriverà nelle sale italiane il nuovo adattamento diretto dal grande Steven Spielberg, con distribuzione The Walt Disney Company Italia. La rivisitazione del musical è interpretata, fra gli altri, da Ansel Elgort (Tony), Rachel Zegler (María), Ariana DeBose (Anita), David Alvarez (Bernardo), Mike Faist (Riff).


La squadra creativa del film unisce il meglio di Broadway e di Hollywood. Include lo sceneggiatore Tony Kushner, che è anche il produttore esecutivo; il vincitore del Tony Award Justin Peck, che ha ideato le coreografie del film; il direttore della Los Angeles Philharmonic (e vincitore di Grammy) Gustavo Dudamel, che ha curato le registrazioni dell’iconica colonna sonora; il compositore e direttore d’orchestra David Newman, che ha composto la soundtrack.

Lo spettacolo di Broadway originale aveva libretto di Arthur Laurents, musiche di Leonard Bernstein, testi di Stephen Sondheim. La colonna sonora del film, contenente classici come America e I Feel Pretty, è già disponibile sulle piattaforme di streaming, distribuita da Virgin Records / Universal Music.

Il film di Steven Spielberg

Solo un gigante della regia può toccare un simile classico. «Si tratta probabilmente del film più arduo della mia carriera», ha dichiarato infatti Steven Spielberg. «West Side Story vanta quella che è forse la più grande partitura musicale mai scritta per il teatro e ognuno di noi ne è assolutamente consapevole. Prendere un capolavoro e rivisitarlo da un’altra prospettiva e con un’altra sensibilità, senza comprometterne l’integrità era piuttosto spaventoso. Ma sono convinto che le grandi storie debbano essere raccontate all’infinito, in parte anche per rispecchiare prospettive e periodi storici differenti».

Sull’attualità della storia narrata, Spielberg ha detto: «La cosa più bella è che, indipendentemente dai cambiamenti che avvengono nel mondo, ci offre lezioni universali. È una storia che cattura il pubblico da decenni. Perché non è semplicemente una storia d’amore, ma anche un lavoro culturalmente significativo con una premessa centrale (ossia che l’amore può sconfiggere il pregiudizio e l’intolleranza) che non ha perso significato nel corso del tempo».

Infine, gli scrupoli sull’autenticità della rappresentazione attoriale: «Sul palcoscenico, lo spettacolo è stato interpretato quasi sempre da attori che non erano realmente ispanici. Nel film del 1961 gli interpreti avevano una trentina d’anni e molti degli attori che interpretavano i portoricani erano bianchi. Volevo un cast autentico, quindi volevo assicurarmi che gli attori e le attrici che avrebbero interpretato gli Sharks fossero al 100% latinoamericani e giovani».

Steven Spielberg sul set di West Side Story (foto di Niko Tavernise © 2021 20th Century Studios. All Rights Reserved)

Le origini di West Side Story

West Side Story fu rappresentato per la prima volta a Broadway il 26 settembre del 1957 al Winter Garden Theater, dove rimase in scena per 732 repliche. Da allora, West Side Story è stato oggetto di continui revival sia professionali che amatoriali in molti paesi in tutto il mondo.

Lo spettacolo ebbe un lungo periodo di gestazione. Robbins concepì per la prima volta l’idea per questo musical nel 1949, lavorando insieme a Bernstein su una trama che raccontava il conflitto tra una famiglia irlandese cattolica e una famiglia ebraica che vivevano nel Lower East Side. Si narra che nel 1955, dopo un incontro con i due, il drammaturgo e sceneggiatore Laurents propose una trama incentrata su due gang adolescenziali di New York, una composta da immigrati portoricani appena giunti nel paese e l’altra da discendenti di immigrati europei che facevano parte della classe operaia.

Tuttavia, lo spettacolo non riscosse un successo enorme, come racconta Alexander Bernstein, figlio del compositore. «Il vero successo arrivò tre anni e mezzo dopo, con l’uscita del film». Il film di West Side Story diretto da Robert Wise e Jerome Robbins nel 1961 riscosse un successo monumentale, vincendo dieci Premi Oscar.

Da molti anni, sia a Hollywood che a Broadway girava voce che Spielberg fosse interessato a girare un remake del film. «Mia madre suonava il pianoforte ed entrambi i miei genitori erano grandi appassionati di musica», racconta Spielberg. «Io e le mie sorelle siamo cresciuti ascoltando il repertorio di mia madre: Schumann, Beethoven, Brahms, Chopin e Šostakovič. Non so chi avesse comprato l’album della colonna sonora di West Side Story. Ricordo soltanto di essermene innamorato quando lo ascoltai per la prima volta. Da bambino conoscevo tutte le canzoni a memoria. Queste musiche hanno sempre fatto parte del mio DNA».

Foto di Niko Tavernise © 2021 20th Century Studios. All Rights Reserved

I fatti storici

Le vicende del film si svolgono nell’estate del 1957 nelle strade di due quartieri confinanti dell’Upper West Side, ovvero Lincoln Square e San Juan Hill. Insieme, questi quartieri coprono l’area a ovest di Broadway. Dalla West 60th Street alla West 70th Street fino ai confini della città sulle rive del fiume Hudson. Nei primi anni ’50, Robert Moses, commissario delle opere pubbliche per la città di New York, rase al suolo quest’area per costruire il Lincoln Center for the Performing Arts e la Fordham University.

All’epoca, Lincoln Square era abitata dai discendenti di coloro che erano emigrati negli Stati Uniti durante il XIX secolo, prevalentemente dall’Europa. Gli abitanti di San Juan Hill, invece, erano principalmente portoricani che avevano preso parte all’immigrazione di massa avvenuta in seguito alla Seconda Guerra Mondiale. A causa della distruzione di questi quartieri, quasi tutti gli abitanti dell’area dovettero abbandonare le loro case. Per la maggior parte, la città spostò i discendenti dei primi immigrati europei e gli ultimi arrivati ispanici da un’altra parte.


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