Oscar 2019: i momenti top e flop della cerimonia

Dal duetto di Lady Gaga e Bradley Cooper in “Shallow” all’intro dei Queen. I momenti top e i momenti flop della cerimonia degli Oscar 2019
Oscar 2019: i momenti top e flop della cerimonia

Chi ha bisogno di un host? Questa è stata forse la cosa che più di tutte dobbiamo portarci a casa dall’energica e sorprendente cerimonia degli Oscar 2019. Lo show ha saputo valorizzare alcune performance musicali, alcuni conduttori ben pensati e discorsi di accettazione mozzafiato.

Qui sotto trovate i momenti top e i momenti flop della cerimonia. E pure un momento che avremmo voluto che durasse di più.

TOP: L’intro rock dei Queen

Nella preparazione degli Oscar di quest’anno, è stato fatto molto per capire come coprire la mancanza di un host. Soprattutto per quanto riguardava l’apertura dello show. Nessun monologo? Nessun montaggio di film con protagonisti stravaganti attori comici? Bene: a quanto pare, questa è stata una benedizione sotto mentite spoglie. Al posto di un’apertura curata dagli host, l’Academy ha reclutato i Queen – la storica band le cui vicende sono raccontate nel film Bohemian Rhapsody. L’apertura è con We Will Rock You e We Are the Champions. Ovviamente al gruppo mancava Freddie Mercury, ma il frontman Adam Lambert e la band hanno reso omaggio all’iconico cantante con una gigantesca foto dietro la band. «Benvenuto agli Oscar!».

TOP: Tina Fey, Maya Rudolph e Amy Poehler sono gli host di cui abbiamo bisogno

Dopo lo show dei Queen, un trio di Saturday Night Live (Tina Fey, Amy Poehler e Maya Rudolph) ha portato sul palco un monologo necessario, dove è stato spiegato tutto. «Noi non siamo i padroni di casa!», ha insistito la Fey. Ma avrebbero potuto anche esserlo, con le loro barzellette d’attualità che hanno portato rapidamente alla premiazione della migliore attrice non protagonista.

FLOP: è un discorso di accettazione o un progetto di gruppo?

Momento della vittoria di Vice agli Oscar 2019 per il miglior trucco e acconciatura. Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia Dehaney sono saliti sul palco con un foglio di carta, goffamente passato in giro tra le loro mani, come se fossero i protagonisti di una presentazione in classe alle scuole superiori. Tra l’altro, una presentazione preparata pure male. Non potremmo mai capire l’ansia che può portare un palcoscenico così importante, ma avremmo apprezzato maggiormente tre persone che parlano dal cuore. Piuttosto che usare frasi scritti da altri.

TOP: I vestiti di Melissa McCarthy e di Brian Tyree Henry

Se la Fey, la Poehler e la Rudolph sono troppo occupati per occupare il ruolo di host il prossimo anno, forse Melissa McCarthy e Brian Tyree Henry potrebbero essere disponibili. L’improbabile coppia ha vissuto uno dei momenti più divertenti della serata, presentando il premio per i Migliori costumi. Come? Indossando un mashup dei vestiti dei film The Favourite, Mary Queen of Scots e Mary Poppins Returns. «La sfumatura e la raffinatezza sono solo due delle qualità per avere l’abito più efficace», ha detto Henry. L’abito della McCarthy era ricoperto di coniglietti imbottiti. Il premio è andato a Ruth E. Carter per Black Panther.

TOP: John Mulaney e Awkwafina sono semplicemente felici di esserci

I nostri terzi concorrenti per una potenziale coppia di futuri host sono l’attore comico John Mulaney e Awkwafina, che hanno annunciato il “Miglior Cortometraggio d’Animazione” e il “Miglior Cortometraggio Documentario”.

FLOP: Carol Channing dimenticata dal montaggio «In Memoriam» degli Oscar 2019

Carol Channing, che è morta il mese scorso all’età di 97 anni, era meglio conosciuta come una delle leggende di Broadway. Ha vinto un Golden Globe e ha ricevuto una nomination per un Oscar nel 1967 come Miglior Attrice Non Protagonista per il film Millie. Il suo nome non è stato inserito tra quelli del montaggio «in memoriam», che ricorda le personalità del mondo del cinema scomparse durante l’anno. L’assenza del suo nome è oggettivamente clamorosa.

TOP: La performance di Lady Gaga e Bradley Cooper in Shallow

C’è stata una grande attesa per questa performance. E in effetti un motivo ci sarà stato. La coppia di A Star Is Born si è diretta verso il palco. Lady Gaga e Bradley Cooper si sono guardati amorevolmente negli occhi mentre cantavano le parole di Shallow. Se questa è l’ultima volta che vediamo Ally e Jackson Maine sul palco insieme, è un vero addio. Degno di una collaborazione fortunatissima.

TOP: L’abbraccio di Spike Lee e Samuel L. Jackson

Spike Lee era in ritardo per gli Oscar. Per questo motivo la sua vittoria nella categoria della Migliore sceneggiatura non originale (insieme a David Rabinowitz, Charlie Wachtel e Kevin Willmott per il film BlacKkKlansman), è stata particolarmente elettrizzante. Ma la vera ciliegina sulla torta è stata questa. A consegnare il premio a Spike Lee è stato proprio il suo collaboratore di lunga data di Lee (e amico) Samuel L. Jackson. Lee gli si è precipitato tra le braccia. Questo è ciò di cui sono fatti i momenti degli Oscar.

TROPPO BREVE: Wayne’s World 3?

Quando Mike Myers è stato raggiunto sul palco da Dana Carvey per presentare la categoria Miglior montaggio di immagini (vinta poi da Bohemian Rhapsody), le speranze per una vera reunion di Wayne’s World erano alte. Ma, a parte un paio di battute scherzose, Myers e la Carvey sono rimasti fedeli al copione e hanno messo tutta la loro attenzione sul biopic dei Queen. E sulla cerimonia degli Oscar 2019.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articolo Precedente
Lady Gaga vince un Oscar per Shallow: Combattete per i vostri sogni Lady Gaga vince un Oscar per Shallow: Combattete per i vostri sogni

Lady Gaga vince un Oscar per "Shallow": «Combattete per i vostri sogni»

Articolo Successivo
Tears for Fears: le immagini del concerto a Milano

Tears for Fears: le immagini del concerto a Milano


Articoli correlati
Woodpecker - Disco Ruin
Leggi di più

“Disco Ruin”: alla scoperta della club culture italica che fu

In attesa veder scritte le prossime pagine di una storia purtroppo interrotta, quella del clubbing (causa pandemia e anche crisi del sistema), godiamoci il docu-film di Lisa Bosi e Francesca Zerbetto: un viaggio che segue l’evoluzione della club culture italiana dagli anni '60 fino al suo declino, attraverso le parole dei protagonisti
Total
1
Share