Laurent Garnier: il suo documentario “Off The Record” è una lezione di stile e di vita da DJ

Esce oggi e sarà solo per tre giorni al cinema il film sulla vita del DJ francese, autentica leggenda della musica techno e non solo
Laurent Garnier
Laurent Garnier all’ambasciata francese a Londra, foto ufficio stampa

Il film Off The Record, che racconta la storia del DJ francese Laurent Garnier, arriva oggi lunedì 10 gennaio nelle sale italiane e sarà possibile vederlo fino a mercoledì 12 gennaio (distribuito in Italia da Wanted Cinema). Il documentario è un autentico viaggio dietro le quinte, guidati dallo stesso Laurent, per raccontarci un po’ la sua storia. Indirettamente, però, è un pezzo di club culture, anche grazie al supporto dei suoi colleghi DJ e di tutti coloro con cui ha lavorato: Carl Cox, Jeff Mills, Kerri Chandler, Manu le Malin. E ancora: Mr. Oizo, Pedro Winter, Derrick May, Lenny Dee, l’ex Ministro della Cultura Jack Lang, produttori musicali e giornalisti.


Laurent Garnier, l’antitesi della rockstar

Il docu-film si apre con le immagini di Laurent Garnier in sella a un trattore sulle strade della campagna provenzale. Lo vediamo poi camminare tra la folla del festival Sónar Dia e nessuno – tranne una coppia – lo riconosce. Ecco, sono due immagini che fanno sin da subito capire che abbiamo davanti l’antitesi della rockstar come afferma in maniera esemplare Georgia Taglietti, storica amica di Garnier nonché per decenni a capo della comunicazione di questo importantissimo festival non solo della musica elettronica.


Il fascino di Laurent Garnier è che abbiamo davanti una persona che è capace di far muovere il sedere di migliaia di persone in una lunga notte. Allo stesso tempo è “uno di noi”. O lasciando da parte la retorica, è un autentico professionista che vuole assolutamente evitare gli scivolosi cliché che negli anni si sono creati nella club culture che tanti hanno imparato a odiare (ma, ammettiamolo, nel nostro Paese molti DJ e producer ci hanno “sguazzato” dentro senza accorgersi che alimentavano così quegli odiosi preconcetti socio-culturali).

I problemi legati alla professione da DJ

Sin dalle prime dichiarazioni del DJ producer francese che ascoltiamo in Off The Record si capisce che questa professione qualche problema può provocarlo. Crea soprattutto una sorta di dipendenza da quella sorta di “patto di empatia” che si deve ricreare ogni volta con l’audience che si ha davanti. Ogni BPM scelto, ogni traccia selezionata, ogni missaggio effettuato deve creare, senza intoppi, una completa e lunghissima euforia. Qualcuno addirittura si spinge a definirlo un orgasmo di massa.

Questo è il rischio autentico di ogni DJ: rimanere vittima di quell’effetto che è meraviglioso ma volatile se non si applicano alcune regole per preservare la propria longevità. E guardando questo magnifico documentario si capisce che servono: disciplina, curiosità, savoir faire (giusto scriverlo nell’occasione in francese), capacità tecniche. Ma anche un pizzico di umiltà e tanta, tanta fortuna di essere nel posto giusto al momento giusto. È nella prima parte di questo docu-film che capiamo molto della storia più intima del producer parigino e alcuni passaggi sono di riflesso anche una sorta di lezione per i milioni di wannabe DJ’s tra i millennials (e che purtroppo in questo periodo pandemico hanno dovuto mettere in soffitta i loro sogni…).

Gli inizi: tra un servigio all’ambasciata francese e le notti nei club di Londra

Lo si capisce quando Laurent Garnier ci racconta con tanto di innumerevoli immagini, foto dell’epoca (bravo ad averle tute conservate) quando uscito dalla scuola alberghiera nel 1984, si trasferisce all’ambasciata di Londra come cameriere grazie a un invito di una sua insegnante.

Immaginatevi Londra nel pieno degli anni ’80 per un post adolescente con una passione spropositata per la musica. Ogni sera Laurent e il suo manipolo di amici che lavorava con lui facendo la spola dalle cucine agli ampi saloni dell’ambasciata uscivano per andare a ballare. E qui che Laurent capì all’istante che quel mix esplosivo di gay, etero, rockabilly, poseur, modelle, new romantic, tutti assieme riuniti nelle serate da ballo organizzate dai promoter più importanti (perché all’epoca ad attirare la “bella gente” non erano i DJ ma i promoter e gli ottimi PR), era una fonte inestimabile d’ispirazione.

Laurent Garnier e Manu Le Malin
Laurent Garnier e Manu Le Malin, foto ufficio stampa

Il DJ francese ha intuito il futuro della club culture

Ma anche per Laurent Garnier un momento epifanico per intuire il suo futuro e come avrebbe potuto funzionare la club culture. Ovvero, essere in grado di mixare musica, creando coraggiosi accostamenti e saper coinvolgere un pubblico eterogeneo, senza preclusioni di generi, classi sociali o di look. E così il giovane parigino cominciò a suonare per feste private e a fare C90 (le cassette di lunga durata) per i suoi amici. Tutto questo cercando di prendere ispirazione da quel caleidoscopico mondo che vedeva di notte, nei weekend.

Ma anche lavorare dentro l’ambasciata fu utilissimo per Laurent Garnier. In quel contesto apprendeva quotidianamente una sana dose di disciplina e perché no, di “etichetta” – insegnamenti apparentemente formali – che gli sarebbero stati preziosi nel corso della sua invidiabile carriera, per crearsi un piacevole alone di rispetto intorno a sè.

Laurent Garnier
Laurent Garnier all’ambasciata francese nel 1984, foto ufficio stampa

Laurent Garnier, la fortuna e la perseveranza portano lontano

Nel documentario capiamo che le occasioni non vanno mai sprecate nella vita. Come accadde nel 1987 quando Laurent Garnier decise di trasferirsi a Manchester per sentire i DJ suonare all’Haçienda, la casa della Factory Record e dei New Order. Nonostante lui non immaginasse mai di fare il DJ nei club, ebbe la fortuna di essere notato da Dani Jacobs, un VJ che lo sentì suonare a una festa privata. Da quel momento inizia la carriera di Laurent Garnier.

Altro momento incredibile del documentario è quando Garnier ci racconta la “doppia vita” che faceva quando dovette fare la leva militare a Versailles. Oramai già diventato DJ a tempo pienissimo in UK, dopo una festa organizzata dalla rivista I-D, Mark Moore degli S-Express gli propone di suonare in una nuovissima serata parigina al Le Palace. E così, per un anno Laurent fu di notte il DJ a tempo pieno e di giorno militare. In pratica un anno senza mai dormire. Era il 1988.

In un susseguirsi di immagini dal passato, testimonianze di amici e colleghi e spezzoni di recenti serate di Laurent, scivola via piacevolmente questo appassionante e poco autocelebrativo documentario. Laurent Garnier. Off Record è un lavoro fondamentale per chiunque voglia capire meglio cosa significhi fare il DJ, non è solo per gli appassionati. E poi, rivedendo tutte quelle serate piene di mani alzate, baci rubati, sudore e balli, viene nostalgia di un recente passato che tarda a tornare di attualità. Grazie Laurent.


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