Tutto quello che c’è “da sentire” in programma alla 79° Mostra del Cinema di Venezia

Al via la rassegna lagunare con un concorso e le sezioni in programma puntellate di grandi nomi del firmamento cinematografico (e quando no?), sia dietro che davanti la macchina da presa. Ma anche con sempre più attenzione alla musica
Dal film “White Noise”. Da sinistra a destra, Greta Gerwig (Babette), May Nivola (Steffie), Adam Driver (Jack), Samuel Nivola (Heinrich) e Raffey Cassidy (Denise). Foto di Wilson Webb / Netflix

La 79° Mostra del Cinema di Venezia si apre con il Leone d’Oro alla carriera a Catherine Deneuve (debuttò nel 1956 con Le collegiali). E con il primo lungometraggio in concorso: White Noise di Noam Baumbach, adattamento – dell’inadattabile cinematograficamente? – omonimo romanzo di Don De Lillo.


Uscito nel 1985, Baumbach lo lesse all’epoca del college per riprenderlo in mano nel 2019: «Volevo fare un film folle, come mi sembra il mondo adesso». Il risultato è un contemporaneo ritratto delle ossessioni, delle manie e delle paure della società consumistica occidentale. Lo firma il regista e sceneggiatore newyorkese che si ritrova a dirigere Adam Driver (dopo Marriage Story) e Greta Gerwig, sua attuale compagna.


Curatissima la progettazione del suono: «Se chiami un film WHITE NOISE, deve per forza avere un grande sound design». Chicca musicale del film: una canzone originale degli LCD soundsystem dal titolo New Body Rumba. Si tratta del primo pezzo nuovo della band da cinque anni a questa parte. «In sostanza», dice Baumbach, «ho chiesto a James Murphy (frontman degli LCD soundsystem, ndr) di scrivere un’incredibile canzone catchy sulla morte».

Ancora musica

Andando avanti nel programma troviamo (oggi, 1° settembre) due film che parlano di musica: Tár e Bobi Wine: Ghetto President. Il primo concorre per il Leone d’Oro e vede Cate Blanchett, protagonista assoluta, nei panni di Lydia Tàr, grande compositrice e prima donna a dirigere l’orchestra della Berliner Philharmoniker.

Nonostante la sua fama internazionale, Tàr è costretta a dimostrare di continuo la sua competenza e il suo essere adatta al ruolo. Dalle difficoltà della donna protagonista nel mondo della musica classica a quelle dell’attrice nell’interpretarla: Blanchett ha imparato a leggere musica e a dirigere un ensemble musicale in preparazione al set.

Bobi Wine: Ghetto President è invece un interessante documentario fuori concorso. Segue la vita di Robert Kyagulanyi Ssentamu, in arte Bobi Wine, diventato famoso attraverso le sue canzoni di protesta afrobeat. Dal ghetto di Kampala in Uganda, quei brani hanno dato voce a milioni di persone non rappresentate. Bobi Wine ha fondato il partito National Unity Platform ed è stato eletto membro indipendente del Parlamento. E difende i diritti della sua gente con una musica che diventa politica.

Margini - Festival del Cinema di Venezia - foto di Francesco Rossi
Dal film Margini di Niccolò Falsetti (foto di Francesco Rossi)

Le produzioni italiane a Venezia: l’esordio sul set di Elodie

Guardando in casa, troviamo Margini di Niccolò Falsetti, in programma venerdì per la Settimana Internazionale della Critica. Nel film, una band punk rock di Grosseto, stanca di suonare alle Feste dell’Unità locali, ha l’occasione di fare il salto aprendo il concerto a Bologna di una grande band punk/hardcore americana.

Attendiamo poi con ansia la prima prova di Elodie da attrice protagonista nel film Ti Mangio il Cuore, di Pippo Mezzapesa, nella sezione Orizzonti. Una storia archetipica che parla di amore, vendetta e morte, ma anche di una terra bellissima come il Gargano, straziata da una mafia poco conosciuta e spietata, dove Elodie interpreta Marilena, bellissima moglie del boss dei Camporeale, che ama ricambiata il rampollo dei Malatesta, la famiglia rivale.

Non dimentichiamoci anche della presenza del “capellone” Michele Bravi nel film (presto in sala) Amanda, opera prima di Carolina Cavalli che viene presentata in concorso nella Sezione Orizzonti Extra e che parla di rabbia adolescenziale in salsa borghese. Pare che spacchi la performance sul set di Benedetta Porcaroli.

Se volete anche andarvi a vedere un concerto, fate un salto all’Indie Jungle Fest.

Un documentario da non perdere

Troviamo infine Music for Black Pigeons, documentario musicale “made in Denmark” diretto da Andreas Koefoed e Jørgen Leth (quest’ultimo autore assieme a Lars Von Trier de Le cinque variazioni).

Un viaggio di indagine tra le trasformazioni ondivaghe e impreviste del jazz contemporaneo, costruito dai registi seguendo per quattordici anni il compositore danese Jakob Bro, nei suoi concerti e nei suoi incontri musicali con acclamati ed eccentrici musicisti da tutto il mondo per provare a rispondere alle domande: come ci si sente a suonare, e cosa significa ascoltare? Cosa si prova a essere una persona che trascorre la vita intera a cercare di esprimere qualcosa attraverso i suoni?

Articolo di Francesca Acquati


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