“Elvis”, il film di Luhrman, dimostra che Presley rimane la rockstar di tutta l’America, del passato e del presente

Nel lungometraggio, al cinema da venerdì 24, viene raccontata la storia della star per antonomasia parlando del rapporto d’amore-odio con il manager Tom Parker. Molte canzoni della colonna sonora presentano twist interessanti
Elvis è la rockstar di tutta l'America, del passato e del presente
la locandina di Elvis

Elvis non è sicuramente una figura semplice da immortalare, e anche le due ore e mezza abbondanti di Baz Luhrmann sembrano non bastare. Perché Elvis non è solo la sua vita, le sue esibizioni, le sue canzoni. Ma anche la sua leggenda, il suo culto, una delle figure più importanti del secolo scorso. Parlarne attraverso il suo rapporto con il famigerato manager, il Colonnello Tom Parker, può aiutare nel tracciare quanto meno i momenti più importanti nella vita del Re del Rock.


Allo stesso modo, Elvis racconta anche attraverso la musica. Ci sono tutti i grandi classici, da Love Me Tender a Jailhouse Rock, da Suspicious Minds a Trouble, da If I Can Dream a Hound Dog. C’è però un twist, nella colonna sonora. Molti dei brani hanno subìto infatti delle “variazioni sul tema”: ai ritmi rockabilly si fondono batterie trap, alle melodie del Re rappate moderne. Un progetto che vede la firma di Luhrmann, insomma, da sempre abituato a fondere stili diversi tra loro. Commistioni di questo tipo si erano già viste ne Il Grande Gatsby e Romeo + Juliet.


Al dì là della volontà artistica, c’è però un messaggio forte. Nel film sono infatti giustamente calcate le influenze del giovane Presley come Sister Rosetta Tharpe e BB King. Di come, insomma, Elvis sia stato il primo a portare la musica degli afroamericani al pubblico bianco. Nella modernizzazione di questi brani della rockstar si trova quindi una specie di chiusura del cerchio. Il Re che con la sua musica influenza a sua volta le prossime generazioni di artisti.

Così troviamo nella soundtrack artisti come i Maneskin, Jack White e Chris Isaak, dalla più chiara “discendenza” da Elvis. Ma anche Doja Cat, Eminem, Denzel Curry, Swae Lee, Diplo, Tame Impala e Jazmine Sullivan hanno aggiunto il loro punto di vista sui classici del Re del Rock.

Vedendo questo film, con lo stile caleidoscopico di Luhrmann, un grandioso Austin Butler, e tutta la maestosità del mondo di Elvis, non si può non sorridere all’idea che certe leggende vivano davvero in eterno.


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