Nessuno fermi Donald Glover. Poco dopo la messa in onda del finale della seconda stagione di Atlanta, ne viene confermata la produzione di una terza. Nel frattempo l’artista si gode il successo ormai internazionale. Non è eccessivo definire il 2018 l’anno d’oro di Donald Glover, che sta raccogliendo i frutti di quello che ha seminato in un decennio.

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Donald Glover / Childish Gambino

Se il pubblico italiano ha conosciuto Glover grazie ad Atlanta, l’artista è in circolazione da quando era un universitario di 23 anni. Scoperto da Tina Fey, è stato arruolato come sceneggiatore per la serie 30 Rock. Per quest’ultima ha scritto dal 2007 al 2012 e gli è valsa tre Writers Guild of America Award insieme agli altri autori. I suoi camei in 30 Rock gli hanno permesso di interpretare Troy Barnes nella serie televisiva Community. Vi ha recitato fino al 2013, mentre bussava alle porte del grande schermo.

Al cinema, dopo piccole parti in pellicole non indimenticabili, l’ascesa si concentra negli ultimi tre anni. Glover compare in film come Sopravvissuto – The Martian di Ridley Scott (2015) e Spider-Man: Homecoming (2017). Interpreta poi Lando Calrissian da giovane nello spin-off Solo: A Star Wars Story, che racconta le avventure del personaggio di Han Solo prima che diventasse il celebre personaggio della saga fantascientifica.

Volendo raccontare il poliedrico artista, possiamo considerare Atlanta l’anello di congiunzione tra Donald Glover del mondo fiction e Childish Gambino, il suo alter ego musicale. Perché? Semplice: Donald Glover è il deus ex machina di Atlanta, che l’ha ideato, interpretato e spesso anche diretto, oltre che prodotto per la FX. Tutto è cominciato nell’ottobre del 2015, quando l’FX, dopo la puntata pilota, ordinò una prima stagione di dieci episodi che videro la luce l’autunno successivo.

I risultati furono da subito migliori delle aspettative. La rete rinnovò la serie per una seconda stagione dopo appena due settimane dalla messa in onda del primo episodio, il 6 settembre 2016. In Italia Fox trasmette la prima stagione dal 19 gennaio 2017.

Atlanta ha collezionato molti premi. Fra questi, due Golden Globe come “Miglior serie commedia o musicale” e “Miglior attore in una serie commedia o musicale” (a Donald Glover) e due Emmy Awards come “Miglior attore protagonista in una serie comedy” e “Miglior regia per una serie comedy”, riconoscimento che ha reso Glover il primo afroamericano a vincere un Emmy in quest’ultima categoria, oltre a due Writers Guild of America e un Critics’ Choice Award.

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La trama di Atlanta

Ambientata nella capitale dello Stato della Georgia, Atlanta racconta la storia di Earn (Donald Glover), studente della prestigiosa Università di Princeton da cui si è preso una pausa sabbatica che dura da tre anni. Senza casa, vive a carico dell’ex ragazza da cui ha avuto una figlia. Così decide di proporsi come manager al cugino Alfred, che è sempre a un passo dalla svolta come rapper, in arte Paper Boi, grazie a un video che sta funzionando su YouTube.

La trama è piuttosto semplice. Non cade in contraddizione nemmeno nel corso della seconda stagione (chiamata Robbin’ Season), tanto da ottenere un ulteriore plauso della critica, con un 100% di gradimento sul sito di aggregazione di recensioni Rotten Tomatoes e un voto medio che da 8,9 è arrivato a 9,25.

Nel comunicato che annuncia il rinnovo per una terza stagione, il presidente della programmazione originale di FX Nick Grad ha aggiunto: «Atlanta è fenomenale, raggiunge e supera ciò che poche serie TV sono riuscite a fare. Con la seconda stagione, Donald e i suoi collaboratori hanno elevato la serie ad altezze ancora maggiori, dopo l’enorme successo della loro pluripremiata prima stagione. […] Condividiamo con il nostro pubblico l’entusiasmo per la terza stagione».

Uno dei principali punti di forza di Atlanta è la sua essenza, quella di un’autentica dramedy. Forte dell’esperienza al Comedy Central e della “scuola di Tina Fey”, Glover sviluppa una serie in cui si ride mentre si riflette su temi molto seri. Per esempio le problematiche delle comunità afroamericane: difficoltà d’integrazione, disoccupazione giovanile, criminalità, spaccio di droga, pregiudizi razziali, discriminazioni di genere.

Lo stesso Glover, al lancio della prima stagione, aveva spiegato l’intento della serie: «Volevo mostrare ai bianchi che non sanno tutto della cultura nera». Rispettando il registro di ossimorica greve leggerezza, gli episodi di Atlanta durano circa mezz’ora: la durata ideale per far ridere, colpire l’attenzione e suggerire riflessioni senza appesantire in maniera esplicita la serie.

Naturalmente Atlanta non manca di musica, soprattutto rap: il genere di punta tra i giovani afroamericani, nonché quello del poco talentuoso cugino Alfred / Paper Boi. La colonna sonora comprende OutKast, André 3000, Ludacris e Big Boi, quegli stessi artisti del cosiddetto Southern Hip Hop di cui la città è stata incubatrice negli anni ’80.

Alla difficoltà di sfondare di Paper Boi nella serie fa da contraltare il successo nella realtà di Childish Gambino. Il 2016 è stato un anno importante per l’artista, con Atlanta e con Awaken, My Love!, il suo terzo album dopo Camp (2011) e Because the Internet (2013). Debuttato al quinto posto della classifica Billboard 200, nel 2018 Awaken, My Love! è stato nominato per cinque Grammy Award e ha vinto nella categoria “Migliore interpretazione R&B tradizionale” per il brano Redbone.

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This Is America: un successo globale

Mentre la seconda stagione di Atlanta riscuoteva il legittimo successo e nei cinema Donald Glover sfidava Han Solo per il possesso del Millennium Falcon, a maggio Childish Gambino ha pubblicato il singolo This Is America, che ha debuttato direttamente al primo posto in classifica negli Stati Uniti, dando all’artista il suo primo “numero 1” come cantante.

This Is America ha reso nota l’attività musicale di Glover in tutto il mondo, anche grazie al videoclip della canzone. Perché? Per tanti motivi: il filmato – diretto tra l’altro da Hiro Murai, noto regista di clip musicali e di alcune puntate di Atlanta – è un vero e proprio cortometraggio che, con l’uso sapiente di un unico e angosciante piano sequenza, colpisce direttamente allo stomaco, insieme alle parole del brano.

Per tutta la durata dei quattro minuti del videoclip si assiste al “nuovo sogno americano”, che in realtà è un film dell’orrore, con immagini choc in cui imperversa l’espressività allucinata di Childish Gambino / Donald Glover.

È lui, infatti, con indosso un paio di pantaloni dell’esercito dei Confederati, che attraverso passi di danza accompagna lo spettatore attraverso i crudi tableaux vivants che compongono il video, come le scene che rimandano al massacro di Charleston e all’uccisione di Trayvon Martin da parte di un poliziotto.

Ci sono i riferimenti alla schiavitù, al movimento Black Lives Matter. C’è anche un chiaro invito nei confronti della comunità black, che dovrebbe prendere le distanze da tutti quegli stereotipi (l’ostentazione della ricchezza, la droga, le macchine, le catene d’oro, le donne facili) cui spesso viene associata. Nessuno fermi Donald Glover, l’artista perfetto del black power di oggi.