“Disco Ruin”: alla scoperta della club culture italica che fu

In attesa veder scritte le prossime pagine di una storia purtroppo interrotta, quella del clubbing (causa pandemia e anche crisi del sistema), godiamoci il docu-film di Lisa Bosi e Francesca Zerbetto: un viaggio che segue l’evoluzione della club culture italiana dagli anni ’60 fino al suo declino, attraverso le parole dei protagonisti
Woodpecker - Disco Ruin
Il Woodpecker di Milano Marittima

“La discoteca quando è nata non aveva una tipologia a cui fare riferimento” è la frase in apertura di Disco Ruin, in sala adesso, distribuito da Wanted, e da settembre in onda su Sky Arte e Now.tv. L’abbiamo visto e apprezzato, perché è un racconto mai banale e con pochi cliché di tante notti bianche italiane, con tanto di strobo, musica disco, afterhours e molta libertà, creativa e culturale. Al fianco dell’imprescindibile componente sonora, s’intrecciano altri fondamentali elementi come l’architettura, il design, la moda, ed è da tutta l’esperienza che nacque la “club culture” italiana. Ne abbiamo parlato con Lisa Bosi, appena reduce da un entusiasmante tour – tra musei e luoghi di cultura – per presentare e parlare di Disco Ruin (con un sold out a ogni data). Ecco un estratto dell’intervista che troverete nel numero di luglio-agosto di Billboard Italia.

Quale impatto ebbero sulla cultura del tempo queste “scatole magiche” in cui si ballava? E cosa rappresentano oggi nel nostro immaginario?

In un’epoca pre-internet, questi luoghi dell’immaginario erano dei catalizzatori potentissimi di tutte le avanguardie in campo musicale, artistico e di stile. L’epopea della discoteca italiana è interessante soprattutto per la grande libertà – anche sessuale – che veniva lasciata al singolo. Essere “re per una notte”, il guardare e l’essere guardato, l’essere accettato ed esaltato nella propria diversità. La promessa di una vita migliore, almeno per il sabato notte. Riusciremo a vivere oggi senza questa utopia?

Però voi partite dalle “rovine” di quei luoghi magici dei weekend italici…

Il tema scottante è perché queste astronavi non riescano più a trovare un utilizzo nel contemporaneo. Quando va bene diventano delle sale bingo… In bilico tra una stravagante avanguardia e un inguardabile kitsch, queste cattedrali pagane giacciono abbandonate, a memoria di una civiltà passata, purtroppo.

Il Madrugada di Porto Viro
Tanti protagonisti intervistati in Disco Ruin, da Daniele Baldelli al compianto Claudio Coccoluto, da NicoNote a Leo Mas. C’è un momento che ricordi con grande intensità?

Riguardare Claudio mi fa venire sempre un nodo in gola… (Si prende una pausa, ndr) Lui era veramente un protagonista assoluto delle notti italiane, durante l’intervista si era emozionato parlando delle sensazioni che prova un DJ quando ha il suo pubblico davanti. In quegli anni i DJ erano dei veri maestri di musica, ti facevano ascoltare brani che non si sentivano altrove. Ma ogni intervista è stata intensa per me: tutti ci hanno donato la loro storia, fidandosi. È stato bello seguire i fili delle loro vite che si intrecciarono in un una notte lunga quarant’anni.

Tu ci accompagni nel viaggio, ma qual è il tuo rapporto con l’esperienza della discoteca?

Frequento da sempre le discoteche, quelle emiliano-romagnole, essendo nata a Bologna. Ho fatto la PR, la fotografa, la ragazza alle liste, un po’ di tutto. Ho visto la discoteca da dietro le quinte e ne ho capito tutti gli ingranaggi. La mia formazione da architetto mi ha fatto poi cercare all’interno del club i lati più performativi e innovativi. Ricordiamoci che quasi tutte le compagnie teatrali d’avanguardia hanno fatto le loro prime performance proprio all’interno delle discoteche.

Dopo il Covid rituali come “l’andare a ballare” sembravano persi, ma le discoteche sono prossime alla riapertura. Quale sarà la club culture del futuro?

Sono convinta che il clubbing non sia morto e anzi avremo molta voglia di ballare. Penso che oggi si debbano trovare nuovi modi di fruizione del clubbing, e magari la soluzione sia riunire le arti, tutte penalizzate dal Covid. Cito il finale di Discoinferno scritto anni fa (edito dalla defunta casa editrice ISBN, ndr) da Carlo Antonelli e Fabio De Luca: “Perché tanto ci sarà sempre, oggi come in uno qualunque dei futuri possibili, qualcuno che a un certo punto accenderà un player, metterà le casse fuori di casa per convertire il garage in una disco, per provare a trasformare – almeno per una notte – il peggiore degli inferni nel più eccitante dei paradisi.”

Articolo di Francesca Acquati

Articolo Precedente
Anna, foto dal profilo Instagram dell'artista

Da Anna a Memento, le migliori uscite nazionali

Articolo Successivo
Dimartino in primo piano e Colapesce, festival dei Due Mondi di Spoleto, foto di Studio Hanninen

Colapesce e Dimartino: la prima data è stata "Totale"


Articoli correlati
Total
16
Share