Darko Perić (Helsinki): «Ho rifatto “Bella Ciao” per ridarle il senso perduto»

Oggi, 9 maggio, l’Europa dell’Est festeggia la fine della Germania nazista, quale momento migliore per leggere l’intervista a Helsinki de La Casa di Carta?
Darko Peric, interpreta Helsinki ne La casa di carta
Darko Peric, interpreta Helsinki ne La casa di carta

Oggi, 9 maggio, la Russia e l’Europa dell’Est festeggiano la fine della Germania nazista. Quale giornata migliore per leggere l’intervista a Darko Perić che ci racconta perché ha deciso di rifare Bella Ciao? Ci sono attori che credi di conoscere soltanto perché hai seguito – come milioni di altre persone nel mondo – il loro personaggio episodio dopo episodio, anno dopo anno. Difficile immaginare che Darko Perić non assomigli almeno un po’ a Helsinki, il “gigante buono” che interpreta nella Casa di Carta, la serie Netflix non in lingua inglese più seguita al mondo.

Non c’è niente di più sbagliato a livello razionale. Ma il vocione aperto e cordiale di Darko ispira subito spontaneamente la stessa simpatia di Helsinki. Un ruolo magari secondario all’interno del gruppo dei rapinatori delle tute rosse ma molto amato dal pubblico per la lealtà e la forza d’animo che dimostra in tutte e quattro le stagioni della serie spagnola.

Anche la vita di Darko comunque, serbo di Kladovo classe ‘77, sembra scritta da un abile showrunner di una serie cult. Quando era giovane Darko cantava in un gruppo punk hardcore, poi ha studiato veterinaria, ha fatto il tatuatore tra Barcellona e Berlino, poi ha iniziato a studiare recitazione in Romania ma è diventato attore un po’ per caso. Perché, come vogliono le leggende, è stato notato per strada da quello che sarebbe diventato il suo agente. Fino al 2017, anno in cui è entrato a fare parte del cast de La Casa di Carta e da lì tutto è davvero cambiato.

Darko vive a Barcellona con la moglie e il figlio di 4 anni e mezzo. Ama da sempre la musica. Tutta. Ed è vero che lo dicono in tanti ma lui sciorina nomi di gruppi e artisti da ogni parte del mondo come pochi altri.

Darko-Helsinki ha deciso di pubblicare la “sua” versione di Bella Ciao insieme a Jesus Diaz ed è per questo che ha deciso di rilasciare la sua unica intervista con l’Italia di questo periodo con Billboard.

Allora Darko perché hai sentito il bisogno di reinterpretare anche tu Bella Ciao?

Io e Jesus abbiamo deciso di cambiare completamente l’arrangiamento per un motivo molto semplice. Quando senti quella canzone non puoi fraintenderla. È una canzone anti-fascista. Punto. Invece quello che ha fatto La Casa di Carta è stato trasformarla in una enorme hit in tutto il mondo, senza più senso politico stravolgendone il vero significato. Chiunque ha iniziato a fare la propria cover di Bella Ciao: dalla versione baile funk brasiliana, il cui video conta più di 330 milioni di views, a una delle ultime che arriva dall’India. Per me era un peccato. Paragonabile a quello che è successo alla figura di Che Guevara: una revisione consumistica di un simbolo importante. Anche la Casa di Carta e la maschera di Dalì sono diventati simboli di protesta in tutto il mondo ma in maniera differente.

Tu quando hai sentito Bella Ciao per la prima volta?

Da un gruppo punk istriano di Pola che aveva fatto una cover. Comunque, è una canzone molto conosciuta nella ex-Jugoslavia perché lì esisteva una storia di lotta anti-fascista come in Italia. Mio nonno aveva combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, quindi per me è un tema doppiamente sentito. Da noi è diventato un pezzo conosciutissimo anche perché faceva parte della colonna sonora di questo film serbo-croato, The Bridge, del 1969.

Ci sono state delle versioni passate che vi hanno ispirato?

Altrochè! Quella di Marc Ribot con Tom Waits, stupenda. So che noi non eravamo certo i primi ad avere fatto una cosa del genere. C’erano state le versioni quella di Goran Bregovich e di Manu Chao. E poi alla fine della quarta stagione si sente anche la versione di Najwa Nimri ovvero Alicia Sierra, il perfido ispettore de La Casa di Carta! Per questo ho voluto creare la mia versione: per riportarla al suo significato originale. L’abbiamo registrata il 6 marzo e poi è iniziato il lockdown. Anche questa è una coincidenza importante perché in molti hanno iniziato a cantarla dai loro balconi per segno di unione e resistenza.

Questo brano con Jesus ti ha fatto venir voglia di comporre altra musica?

Certo. Sai, i miei gusti sono molto cambiati rispetto al mio background punk. Avevo paura prima di iniziare a cantare, lo ammetto, perché quando ti cimenti con il punk non devi dimostrare di avere particolari doti canore.

Che sensazioni avevi prima di ributtarti nel canto?

Sentivo di non comprendere se stavo oltrepassando quella linea sottile che esiste tra il non sentirsi abbastanza sicuri di sé e l’autocritica necessaria che ti spinge a desistere nel fare qualcosa. Ma Jesus mi ha aiutato tanto e incoraggiato. Perciò per rispondere alla tua domanda precedente: sì, certo vorrei continuare a cantare. A scrivere i testi e a far comporre a Jesus le musiche.

Saresti pronto ad affrontare la folla di un concerto? Perché se tu annunciassi uno show scommetto che verrebbero migliaia di persone.

Eh, lo so. Sai quando l’ho realizzato? In dicembre, in Brasile. Centinaia e centinaia di persone mi hanno accolto come una rockstar perché lì si trova la più grande fanbase de La Casa di Carta. E mi ha fatto abbastanza impressione perché io non mi sento affatto una superstar: sono un ragazzo che conduce una vita normale in un appartamento normale. Ma la gente prova una vera e propria venerazione per tutti noi protagonisti della Casa di Carta.

La musica ti aiuta a concentrarti? Anche quando devi girare delle scene in cui devi dimostrare una particolare emozione di dolore?

La musica mi aiuta sempre. Poi devi prepararti come attore ma questa serie è un fenomeno mai visto prima che ha cambiato le vite di tutti noi. Perciò stai lavorando è ovvio ma noi ci siamo affezionati sul serio. Quindi se muore un personaggio sai che questo significa anche un po’ la fine del viaggio insieme.

Da De André ai Dropkick Murphis

E in questi giorni di quarantena cosa stai ascoltando?

Sono un melomane. E conservo ancora le cassette che ogni tanto ascolto. A questo punto della mia vita non penso certo a un genere in particolare. Posso passare dal blues a Fabrizio De André. Da Les Négresses Vertes ai Dropkick Murphys, celtic punk rock band di Boston. Amo anche molta musica che proviene dall’Argentina, dai Balcani, dal Mali, dalla Russia. In questi giorni ascolto molto Elijah Nang, artista giapponese davvero interessante, molto rilassante. Certo, non ho lasciato nemmeno l’hip hop.

La Casa di Carta, luci e ombre del far parte di un successo mondiale

Qual è l’aspetto peggiore del far parte di una serie cult come La Casa di Carta?

È faticoso. Devi alzarti alle 6 del mattino e lavorare per 9/10 ore di seguito. Registriamo a Madrid e quindi torno ogni weekend a Barcellona per vedere la mia famiglia. È stancante. E poi, sarà un’ovvietà, ma non puoi uscire con i tuoi amici normalmente perché tutti ti riconoscono e vogliono un selfie o una stretta di mano. Non posso (o non potevo, certo) neanche andare ai concerti che adoravo. Ma io cerco di fare una vita normale, questo è sicuro. Vado in giro in bici a Barcellona e sono contento.

E la parte migliore?

Che ho potuto incontrare gente veramente interessante e avere conversazioni arricchenti. Con gli altri attori ma non solo: anche musicisti, producer, persone che lavorano dietro le quinte!

Cosa senti più vicino a te del personaggio di Helsinki?

Tu hai lo script sul personaggio ma ci puoi lavorare apportando del tuo. Ciò che distingue veramente Helsinki dai soliti criminali è il fatto che sia gay.  Per quanto oggi possa apparire piuttosto normale, negli anni ’80 per esempio sarebbe stato inimmaginabile. Non ho voluto certo dare delle caratteristiche da crazy gay e la gente lo ha apprezzato molto, insieme alla comprovata lealtà e umanità del personaggio. Io credo che sia un protagonista secondario, non è Tokio né il Professore, ma è veramente molto amato. Per esempio, ho anche proposto di suonare l’armonica a bocca all’inizio di Bella Ciao che compare nella quarta stagione. La produzione ha accettato e devo dire che abbiamo riscontrato un’ottima risposta emotiva del pubblico.

Potresti anche scegliere ruoli meno amati che suscitano un odio pazzesco?

Sì, certo è una bella sfida per un attore! Poi lo so che la gente odia Arturito (ovvero l’attore Enrique Javier Arce Temple) e gli scrive cose pazzesche su Instagram perché non riesce a fare distinzione tra attore e personaggio!

E adesso cosa farete? Girerete la quinta stagione?

Ora ovviamente ci siamo presi una grande pausa a causa della pandemia ma appena possibile dovremo riprendere a girare. Io comunque nel frattempo ho molto da fare perché adesso voglio concentrarmi sulla musica!

 

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