“Il Divin Codino” e Matteo Buzzanca: come raccontare in musica un campione

Il biopic targato Netflix racconta la vicenda sportiva e umana di Roberto Baggio. Abbiamo intervistato l’autore delle composizioni originali della colonna sonora
Il Divin Codino
Andrea Arcangeli interpreta Roberto Baggio nel biopic “Il Divin Codino” (fonte: Netflix)

In un periodo in cui il genere biopic spopola in tutto il mondo, anche gli italiani si dedicano con successo alla reinterpretazione di questo filone raccontando gli “eroi” della nostra cultura nazionale. È il caso del fortunato film Il Divin Codino, che racconta la vicenda sportiva e personale di Roberto Baggio: personaggio passato alla storia per un rigore sbagliato ma forse anche per questo un campione dal volto umano, amatissimo da diverse generazioni di italiani. Chi ha visto il biopic, accanto a hit anni ’90 come Supersonic degli Oasis e 1979 degli Smashing Pumkins, avrà potuto apprezzare i calibrati interventi musicali originali che valorizzano la componente psicologica del film. Li ha firmati Matteo Buzzanca, al quale abbiamo chiesto di spiegarci meglio il suo lavoro per questo progetto.

Tu appartieni alla generazione che aveva in Roberto Baggio un vero mito. Quali sono alcuni tuoi ricordi ed emozioni legati alla sua epopea sportiva?

Nonostante Baggio non abbia militato nella mia squadra del cuore, che è la Roma, è stato comunque nel mio cuore. Perché è andato oltre. Di italiani che hanno vinto il Pallone d’Oro ce ne sono stati ben pochi. Lui è stato un mito, anche perché è stato un personaggio trasversale: la sua carriera non si è cristallizzata in una squadra specifica, come di solito avviene con i grandi campioni. È stato un po’ un vagabondo, per indole e per destino. Quindi una figura molto coinvolgente: è stato un eroe popolare, anche con tutte quelle difficoltà umane che nel film emergono in maniera forte.

In che modo tutte queste suggestioni ti hanno guidato nella composizione delle partiture per Il Divin Codino?

Come in ogni colonna sonora che si rispetti, c’è sempre la ricerca di concettualizzare dei temi e tradurli in musica. C’erano temi molto importanti: una storia che nasce nella provincia, che è umile ma detta le sue regole in maniera molto ferrea (per esempio il rapporto col padre). Quell’aspetto di incomunicabilità e solitudine mi piaceva molto. Nella musica ho tradotto questo, anche con la presenza di un suono di flicorno che incarna questa sua dimensione. Poi c’è la componente spirituale, perché lui cerca nel buddismo un appiglio. E infine c’è tutta la parte necessariamente celebrativa, legata alle scene più sportive.

Nel film ci sono molte canzoni iconiche di quegli anni, dagli Oasis agli Smashing Pumpkins. Hai dovuto tenere conto di quella dimensione rock nel modulare le tue composizioni?

Quelle scelte del music supervisor chiaramente sono legate al contesto storico dell’epoca. La colonna sonora deve viaggiare su un suo piano, però in parte ne ho tenuto conto, soprattutto in quei brani legati alle sequenze sportive, che ho ricondotto a sonorità più anni ’90. Ho fatto quindi virtù di quelle scelte per “colorare” alcuni componimenti che ho creato.

Che tipo di stimoli e indicazioni ha avuto dalla regista Letizia Lamartire?

È il secondo lavoro che faccio con Letizia (il primo è stato Saremo giovani e bellissimi, 2018, ndr). C’è grande sintonia, anche perché è una persona molto preparata musicalmente. Fondamentalmente cerchiamo di sviscerare suggestioni, direzioni stilistiche, che magari prendono forma un po’ alla volta. È inevitabile che determinate scelte iniziali poi possano cambiare in base alle immagini, al taglio registico, alla fotografia. Non siamo ferrei, insomma.

Matteo Buzzanca - Il Divin Codino
Matteo Buzzanca (fonte: ufficio stampa)

Le tue partiture originali sono sempre molto discrete, mai invasive o monumentali. Una dimensione “intimista”, dunque, più che puramente celebrativa.

Sì, anche perché c’erano questi momenti di canzoni che già davano un’enfasi con il ricordo di quegli anni. Quindi la colonna sonora doveva necessariamente dare un punto di vista differente, più intimo, per restituire l’altra faccia della medaglia. Anche quanto si trattava di sottolineare un aspetto celebrativo, ho comunque cercato di essere “velato”, perché anche il taglio registico lo era.

Quanto tempo ha lavorato in tutto al progetto? Quando è partito concretamente il lavoro?

È partito a settembre 2020, quando mi sono arrivate le prime scene girate. Inizialmente ho fatto un lavoro di creazione delle prime bozze, per permettere al montatore di poter lavorare con quelle. In sede di montaggio è fondamentale avere la musica perché detta un tempo, un’emozione.

Dopo Il Divin Codino, su cosa stai lavorando?

A breve uscirà il disco di una giovane artista che si chiama Tish. L’ho prodotto insieme al mio team Daddy Joke, che è dedicato alle produzioni pop. È un progetto interessante: a me piace molto lavorare sui giovani.

Per chiudere, qual è un altro grande personaggio di cui sogni di sonorizzare un ipotetico biopic?

Te ne dico due. Uno è un attore: Gian Maria Volonté. Lo reputo uno dei più grandi attori che abbiamo avuto in Italia. L’altro è uno scrittore e intellettuale: Ennio Flaiano, che io ho adorato. Una penna pungente e ironica: i suoi scritti rimangono tanto attuali quanto spassosi. Ecco, mi piacerebbe ricordare queste figure, talvolta un po’ dimenticate ma preziose per la cultura italiana.

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