“Crocodile Rock”, il libro per chi ama la musica e il mondo animale

La nuova opera editoriale di Ezio Guaitamacchi e di Antonio Bacciocchi raccoglie storie, aneddoti e curiosità degli amici a quattro zampe (e non) del mondo pop-rock, insieme al fascino “bestiale” all’origine del suono. Ecco un estratto in esclusiva
Paul McCartney. Foto: Getty Images
Paul McCartney e il suo cane, Martha. Foto: Getty Images

Se avete bisogno di un’idea illuminante per un regalo molto speciale, ne abbiamo una pronta per voi. Crocodile Rock è il libro da regalare a chi è amante non solo della musica, ma anche degli animali. Edito da Hoepli, il volume è pensato e scritto a quattro mani dal giornalista musicale Ezio Guaitamacchi e dal musicista Antonio Bacciocchi. In libreria e in digitale già dal 5 novembre, questo libro raccoglie tutte le curiosità, le storie e gli aneddoti da sapere per chi fosse curioso di scoprire gli stretti legami fra musica e mondo animale.


Arricchito di testimonianze di importanti protagonisti del mondo del pop-rock, il libro ospita anche il contributo della musicista e regista Laurie Anderson, autrice del film Heart of a Dog, dedicato alla sua cagnolina Lolabelle. Crocodile Rock è una ricerca approfondita, un’analisi all’origine del suono che vuole rendere noto come la musica, le canzoni, gli album e gli amici a quattro zampe (ma anche specie come insetti, volatili o serpenti) siano collegati da un legame affascinante e indissolubile.


Fra musica e natura, quindi, si svela la stretta liason in una forma quasi saggistica (con la supervisione del musicista e ricercatore Walter Maioli). Ma Crocodile Rock non è solo questo: le storie delle star della musica, da Paul McCartney ai Pink Floyd, fino a David Gilmour, sveleranno racconti e curiosità finora inedite, tutte da scoprire. Ecco un estratto del libro, in esclusiva per Billboard Italia.

Crocodile Rock
La cover di Crocodile Rock

I love my dog: il cane, il miglior amico delle… rockstar

È definito da sempre “il miglior amico dell’uomo”. Non è dunque un caso che il cane sia anche l’animale da compagnia preferito dalle rockstar. Che, a volte, hanno usato il loro “figlioletto” a quattro zampe come ispiratore o addirittura come partner artistico…

Personaggio particolarissimo, protagonista di un’esistenza spericolata che l’ha portato a morte prematura, Steve Marriott era già una star televisiva in tenera età. Prima come attore in alcuni sceneggiati della BBC e poi, appena adolescente, come protagonista di una fortunata avventura musicale con gli Small Faces. Da metà anni Sessanta, Marriott e quella band misero a segno una fantastica serie di hit diventando idoli sia dei mod che dei teenager, allora contagiati dalla Beatlemania.

Quando poi Fab Four, Who e Stones imboccarono strade artistiche più complesse, anche Marriott e compagni si affrancarono da quell’immagine di facile consumo, indirizzandosi verso orizzonti musicali meno prevedibili – in particolare con il concept album Odgen’s Nut Gone Flake, in cui diedero vita a un originale e seducente folk psichedelico. Sonorità a cui fa riferimento proprio uno degli ultimi brani che la band incise prima di sciogliersi, The Universal. Una canzone composta in non più di mezz’ora nel giardino della sua casa nell’Essex, nella quiete bucolica della campagna inglese, dove Marriott amava circondarsi dei suoi cani.

Quel giorno Steve accese il registratore che fissò su nastro anche i rumori circostanti, i versi degli uccelli, lo stormire delle foglie e l’abbaiare del suo adorato cane Seamus. La registrazione venne ritoccata in studio con l’aggiunta di altri strumenti e poi sorprendentemente mandata in stampa dalla casa discografica, desiderosa di sfruttare al massimo la popolarità della band. 

“Marriott portò la cassetta in studio.
Io ci misi un po’ di batteria, Ronnie Lane poco altro e il brano era finito”

Kenney Jones (batterista Small Faces)

Seamus apparve, così, inconsapevolmente in un pezzo che sarebbe entrato in classifica. In quello stesso periodo, il cane fece amicizia con un altro grande musicista da poco finito nell’ombra: Syd Barrett. L’abuso di stupefacenti, unito a una patologica instabilità mentale, era costato a Barrett il posto nei Pink Floyd. Fu rimpiazzato dal suo amico David Gilmour, assai più affidabile sia in studio che, soprattutto, dal vivo.

Nonostante ciò, tra Barrett e Marriott si sarebbe sviluppata una solida e duratura relazione amicale, tanto che Syd non mancava di andare a far visita a Steve, divertendosi a giocare proprio con il cane Seamus. Che, ironia della sorte, qualche tempo dopo sarebbe stato protagonista di un brano dei Pink Floyd.

Su Meddle (1971) la band di Waters, Gilmour, Wright e Mason incluse infatti uno stralunato blues intitolato Seamus, in cui la star canina (in quei giorni accudita da David Gilmour) gorgheggiava, ululando più o meno a tempo, per un paio di minuti. A onor del vero, Seamus è stata spesso definita da fan e critici la peggior canzone della band. 

“La canzone Seamus ha sicuramente divertito più noi a farla che non chi l’ha ascoltata”

David Gilmour

Quando i Pink Floyd, nell’ottobre del 1971, registrarono l’iconico film concerto Live At Pompeii decisero comunque di riproporre il bizzarro brano; non potendo disporre della “voce” di Seamus, ricorsero a quella di Nobs, levriero femmina del circo partenopeo Buglione, omaggiandola anche con il cambio del titolo del brano – che diventò, così, Mademoiselle Nobs

Crediti: William P. Gottlieb from the Library of Congress Collection

Billie Holiday e il suo Mister

Grande amante dei cani, tra i pochi compagni fedeli della sua vita tanto sregolata, Billie Holiday era dotata di un talento smisurato e di una voce unica, inimitabile. La sua travagliatissima esistenza, segnata da abusi di alcol e droghe, prostituzione minorile, violenze, soprusi, tradimenti ma anche da fama e successo, ha trovato un po’ di conforto grazie ai suoi amatissimi cani.

Lady Day ne ha avuti tanti e di diverse razze, ma uno in particolare le è stato accanto in modo costante: Mister, un boxer che l’ha accompagnata fino all’ultimo giorno di vita. E che la seguiva pure durante i concerti, aspettandola, docile, in camerino o sedendosi tranquillo su un lato del palco. Lei gli dava da mangiare le bistecche più succose, gli confezionava vestiti, maglioncini e gli fece approntare perfino una pelliccia di visone! Per anni, in ogni servizio fotografico della Holiday, Mister è stato una presenza imprescindibile.

Nel 2013 è stato pubblicato un libro delizioso, Mister And Lady Day: Billie Holiday And The Dog Who Loved Her delloscrittore Amy Novesky che racconta, corredato dalle illustrazioni di Vanessa Brantley Newton, la storia dello stupendo rapporto tra la jazz singer e il suo amato animale. 

Anche Ozzy Osbourne e famiglia in Crocodile Rock

I cani sono da sempre protagonisti della vita famigliare di Ozzy Osbourne. Tutti provenienti dal canile di Los Angeles, nella casa della rockstar inglese ne girano una ventina che, di conseguenza, sono spesso apparsi nel fortunato reality TV che immortalava la quotidianità degli Osbourne. 

Gli Osbourne hanno anche aperto un centro, vicino a una delle loro tenute in Inghilterra, in cui chiunque lo desideri può lasciare il proprio cane in libertà dal mattino alla sera. 

La famiglia di Ozzy fa abitualmente la spola tra la residenza di Los Angeles e la natia Inghilterra: pare che Sharon Osbourne (la moglie del cantante) spenda intorno ai 300.000 dollari l’anno per fare viaggiare i suoi cani in prima classe.  

I Sublime, i Beatles e il ricordo di Paul McCartney e Keith Richards

Non sono molti coloro che ricordano i Sublime, band ska punk californiana che ha inciso tre ottimi album negli anni Novanta, prima della morte del leader Brad Nowell. Bene, proprio Nowell ha avuto una bellissima storia con il suo cane Lou Dog che, oltre a essere immortalato su alcune copertine della band, è stato quasi sempre presente nelle foto del gruppo. Lou Dog andava in tour con i ragazzi, girando tranquillamente sul palco durante i concerti. Il cane compare anche in numerose canzoni scritte da Nowell. Ma il restare a lungo “on stage” esposto ai volumi altissimi degli amplificatori lo rese completamente sordo. Nowell morì per overdose nel 1996, due giorni dopo il suo matrimonio. Lou Dog gli sopravvisse cinque anni e, alla scomparsa, le sue ceneri furono sparse intorno alla tomba dell’amato padrone. 

Martha My Dear (presente nel cosiddetto White Album del 1968) non è una delle canzoni più famose e osannate dei Beatles. Ma per Paul McCartney, autore del pezzo, ha sempre avuto un significato particolare. Martha, infatti, era il nome della bobtail (un cane da pastore inglese) nata nel giugno del 1966 e acquistata da Macca qualche mese dopo. La cagnolona, ben presto diventata anche una habitué delle session fotografiche e di registrazione dei Beatles, è morta nel 1981 nella fattoria di Paul in Scozia, nel Mull of Kyntire. Tra i suoi cuccioli, Paul si è particolarmente affezionato ad Arrow, che compare sulla copertina del suo album dal vivo Paul Is Live del 1993.

Nella fattoria scozzese della famiglia McCartney vivevano varie specie di animali, da volatili a cavalli, capre, pecore, che spesso comparvero in foto, video e pure come protagonisti o personaggi dei testi di alcune sue canzoni. 

 “Martha era una parte di me. Mi ricordo che John (Lennon) era sorpreso nel vedermi amare così tanto un animale” 

Paul McCartney

Se McCartney è stato indubbiamente il più animalista dei Fab Four, sul fronte dei Rolling Stones è Keith Richards il più convinto amante dei cani. La sua passione iniziò nel lontano 1966 quando, nel corso di un tour americano, ricevette in regalo un esemplare che riuscì a far arrivare in Inghilterra aggirando le severe restrizioni britanniche sull’importazione di specie animali dall’estero.

Nonostante gli stravizi e gli eccessi di una vita condotta sempre sulla corsia di sorpasso, Keith (anche contro le più funeste previsioni) è riuscito a varcare la soglia dei 75 anni. E solo poco tempo fa ha ammesso di avere cominciato a fare lunghe riflessioni sulla sua “mortalità”; è accaduto nel momento in cui ha perso due amatissimi cani. «Ho sempre pensato di vivere in eterno», ha confessato allora, «ma quando i due miei cani sono morti, guardandomi negli occhi come per dire ‘addio, ora ce ne andiamo’, ho percepito il senso del tempo». 


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