Dietro l’eyeliner di Amy Winehouse. L’intervista alla personal stylist Naomi Parry

A chi pensa ancora che la Winehouse fosse una artista complicata, costruita e sofferente, conviene prendere in mano “Beyond Black”, la migliore raccolta iconografica sulla compianta star. Questa è stata voluta fortissimamente da Naomi Parry, sua amica e personal stylist, che abbiamo intervistato
Amy Winehouse
Amy Winehouse, foto di Karen Robinson, Onstage BUSH HALL, SHEPHERD’S BUSH, LONDON, 2 DECEMBER 2003″

“Mai senza un paio di ballerine, la cintura stretta in vita e il suo eyeliner”. Ecco la Amy Winehouse che piaceva a Naomi Parry, autrice del bel libro illustratissimo Beyond Black (Rizzoli), redatto anche con l’aiuto di Andrew Hobbs. Il fotografo ha infatti immortalato i luoghi che la Winehouse frequentava, dai pub a Camden ai ristoranti, dai mercatini alle strade di Londra.


Arricchito anche da un archivio di bozzetti degli abiti, dettagliati still life con tanti memorabilia e oggetti di Amy – oltre a una serie di contributi scritti da amici e star della musica (da Dionne Bromfield, definita “la figlioccia”a Bryan Adams) – Beyond Black rende giustizia alla favolosa attitudine di questa grande cantante londinese. Un’artista che, al di là del red capret o dei perimetri di un palco, si distingueva per una certa irriverenza molto ironica, tanta spontaneità e improvvisi slanci di gentilezza.


Quello che segue è un breve estratto dalla lunga intervista che leggerete nel prossimo numero del nostro magazine.

La nostra intervista a Naomi Parry

“Oltre al nero” nella vita di Amy c’era un sacco di colore. Un mondo estetico che si stava estinguendo tra i giovanissimi artisti del pop UK e che lei è stata capace di recuperare, rivitalizzare grazie al suo stile retrò ma coraggiosissimo.

L’estetica di Amy faceva sempre riferimento alle sue influenze musicali: per questo è un tale amalgama di così tanti stili ed epoche. Aveva una magnifica conoscenza e comprensione della musica e il suo look complessivo lo rifletteva. La gente la associa allo stile degli anni ’60 per via della sua acconciatura e del suo make up alla Brigitte Bardot. In realtà era un mix di tante cose. La moda scaverà sempre nel passato per trovare ispirazione: Amy semplicemente riportò parte di questa attitudine all’attenzione della gente. Il punto di vera somiglianza, comunque, è che fu negli anni ’50 che la musica iniziò a influenzare la moda e la gente cominciò a emulare i propri idoli. È innegabile che Amy Winehouse abbia influenzato la moda.

Nel libro accenni a un aneddoto incredibile a proposito del tuo lavoro: una censura dello staff dei Grammy su un tatuaggio di Amy, prima che si esibisse agli Awards del 2008. Vuoi raccontare meglio per i nostri lettori

Non avevo mai sentito di un tatuaggio censurato in TV prima di allora, ma non ero neanche mai stata in televisione negli States. Mancavano pochi istanti all’ingresso in scena e un produttore ci raggiunse di corsa dicendo che dovevamo coprire il tatuaggio, peraltro senza dirci come. Così tirai fuori il mio eyeliner e disegnai un reggiseno sulla ragazza nuda, nella speranza che non colasse. Per Amy quell’evento, quella serata, era una sorta di conquista di una vita, una cosa di cui in pochi fanno esperienza.

Era il riconoscimento del fatto che lei era allo stesso livello dei grandi – esattamente dove si meritava di stare. Io ero incredibilmente orgogliosa di vedere la mia amica celebrata in quel modo. Dobbiamo aver pensato che fosse un nuovo inizio, anche perché era reduce da un lungo periodo di sobrietà e il futuro appariva positivo. Purtroppo sarebbe andata diversamente.

Amy Winehouse
Photography by Diane Patrice, Amy Winehouse at the Launderette, PARKWAY, CAMDEN, LONDON, 4 FEBRUARY 2004

L’inconfondibile linea di eyeliner di Amy Winehouse

A proposito di eyeliner, impossibile non ricordare l’uso massivo che ne faceva, era dai tempi di Siouxsie Sioux che non si notava una cantante urilizzare in maniera così “prepotente” l’eyeliner!

Quando la conobbi stava ancora sviluppando il suo stile nell’utilizzo dell’eyeliner ma si potevano già vedere quelle influenze anni ’60. Non penso che Amy amasse essere etichettata e certamente vedeva se stessa come una che rompe gli schemi: per questo evitava del tutto la scintillante estetica da popstar. Il suo eyeliner si evolvette in parallelo al look. Era solita dire che voleva che somigliasse a quello di Endora, dalla serie TV anni ’60 Vita da strega, cosa che si addiceva al suo approccio irriverente allo stile. Credo sia facile fare paragoni fra lei e Siouxsie.

Sono molto carine le pagine degli still life con molti degli oggetti e accessori della vita privata e pubblica di Amy, quali di questi erano imprenscindibili?

Aveva sempre diverse paia di scarpe da ballerina, la sua cintura stretta in vita, e il suo eyeliner. Le extension contano come accessorio? Non usciva mai di casa senza quelle.

Nel libro scrivi che erano certe “imperfezioni ”che la rendevano poi unica nel panorama estetico musicale di allora. Cosa intendeva per imperfezioni?

Non le interessava apparire perfetta. Non le importava se un orlo fosse strappato o se si vedesse una spallina del reggiseno (o entrambe). Se il suo trucco si rovinava un poco, non ne avrebbe fatto una tragedia. Ovviamente voleva essere di bell’aspetto, ma la sua musica e il suo divertimento erano più importanti dell’apparire in tiro.

Ci puoi dire una caratteristica di Amy Winehouse che adoravi e che ti manca ancora oggi?

Trattava tutte le persone allo stesso modo, a prescindere dal loro successo. Era davvero adorabile. Si presentava nella stessa maniera sul palco davanti a 10mila persone come con uno sconosciuto per strada: “Ciao, sono Amy”. Aveva una splendida capacità di far sentire ciascuno speciale, e quelli che l’hanno conosciuta se ne sono davvero innamorati.


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