Fedez e altri 70 artisti presentano Scena Unita, il fondo per i lavoratori

Raccolti già 2 milioni di euro per le maestranze grazie all’iniziativa partita insieme a Music Innovation Hub e a La Musica Che Gira
Alcuni rappresentanti di Scena Unita. Da sinistra: Gloria Zavatta, Fedez, Shade
Alcuni rappresentanti di Scena Unita. Da sinistra: Gloria Zavatta, Fedez, Shade

Un momento di unione reale tra gli artisti per una causa che non può essere più rimandata: quella dei lavoratori dello spettacolo fermi da troppi mesi a causa della pandemia. Così è apparsa Scena Unita, l’iniziativa nata per volere degli artisti insieme a La Musica Che Gira e a Music Innovation Hub che ha costituito un fondo che possa aiutare economicamente le maestranze. È stata presentata oggi e annunciata ieri sera durante X Factor da Fedez, che però ha tenuto subito a sottolineare come non si tratti di «una sua idea e basta».

«Siamo circa 70 artisti. Con alcuni di loro ci stiamo sentendo continuamente, anche la notte, da 15 giorni, e siamo felicissimi di poter annunciare che abbiamo già raccolto 2 milioni di euro», ha raccontato Fedez, soddisfatto. Ci sono partner molto importanti che hanno deciso di investire davvero molto: 1 milione arriva da Amazon Prime Video e 250mila euro arrivano da Intesa San Paolo».

L’aiuto del Cesvi

Altro partner fondamentale dell’iniziativa Scena Unita è il Cesvi, ong di Bergamo che opera in più di 20 Paesi nel mondo, abituato a gestire le situazioni nell’emergenza e nel lungo termine e che aveva tutte le caratteristiche per poter gestire il fondo. I proventi saranno così divisi: il 50% andrà al sostegno immediato dei lavoratori con contributi a fondo perduto, il 25% sarà utilizzato per la formazione dei lavoratori e il 25% sarà a supporto di progetti ideati da realtà profit e non-profit.

Gli artisti coinvolti

Sono molti gli artisti intervenuti alla presentazione. Gianna Nannini ha ricordato come sia «importante far capire che il problema è che queste persone non solo non hanno lavoro ma forse lo cambieranno. Importante è non perdere questi lavoratori».

Calcutta spera che «Scena Unita sia di ispirazione anche per altri settori. È una cosa naturale. Può essere salvifico questo atteggiamento per chiunque».

Achille Lauro ha rimarcato: «Per non lasciare persone indietro le persone che hanno contribuito alla crescita del settore. Noi non potremmo fare quello che facciamo senza di loro. Noi italiani abbiamo il dovere di tutelare il nostro patrimonio culturale. Credo nell’idea che vada ricostruito il mercato».

Manuel Agnelli ha tenuto a sottolineare come questa iniziativa faccia parte di un percorso iniziato un po’ di mesi fa. La Musica Che Gira, infatti, coordinamento di lavoratori, artisti e professionisti nato a marzo era stato già protagonista di diverse iniziative. Tutti ricorderanno gli hashtag #iolavoroconlamusica, comparsi sulle bacheche di moltissimi addetti e artisti una settimana prima della Festa della Musica del 21 giugno. E ancora: il flashmob del 21 giugno in piazza Duomo a Milano con i lavoratori simbolicamente vestiti di nero “perché i tecnici di solito si vestono così per non comparire ma non devono essere più invisibili”, come aveva sottolineato la portavoce, Annarita Masullo.  

«Questo è un momento unico», racconta Manuel «non c’è mai stata unità di intenti nel nostro mondo: ora c’è più consapevolezza interna. Ci sono 100mila lavoratori dentro: spesso lo si sottovaluta. Divisi non siamo niente. Erano già in programma gli Stati Generali della Musica: si inizierà a parlare di una riforma legislativa».

Quale il supporto del Governo, infatti?

«Il Ministero dei Beni Culturali ha dato il suo patrocinio. Un tavolo è già stato aperto con il Ministro Franceschini», ha spiegato Jambo Praticò de La Musica che Gira, «ora stiamo lavorando per un tavolo con il Ministro dell’economia. Bisogna pensare a un modo per ripartire. La musica deve essere riconosciuta come valore culturale che ha anche ricadute sul turismo».

Dino Lupelli di Music Innovation HUB che aveva dato vita all’organizzazione dell’evento Heroes all’Arena di Verona a settembre e a un’altra importante iniziativa nei mesi scorsi a cui aveva partecipato anche Billboard tramite #For the Music ha precisato: «Il nostro non vuole essere solo un’erogazione di fondi ma aspira ad avere un più ampio raggio. Noi diciamo “Music is social change” ovvero la musica è cambiamento sociale e veicolo di sviluppo economico. La filiera ora è finalmente consapevole del rischio che sta correndo: quello di scomparire».

Il settore aveva già un grave problema che è quello di non essere mappato, come ha spiegato anche Fedez. Questo ha comportato il fatto che molte realtà non hanno ricevuto gli aiuti che avrebbero dovuto ricevere perché non riconosciute.

Le parole conclusive possono essere quelle di Gianni Morandi: «Sono 50 anni che vogliamo creare un sindacato della musica, fin dai tempi di Modugno. Finalmente per la prima volta vedo il senso di appartenere a una collettività. È il momento giusto per fare tante cose insieme».

Chiunque può partecipare alla raccolta Fondi tramite ForFunding, la piattaforma messa a disposizione da Banca Intesa Sanpaolo.

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