Universal Music: debutto in borsa sopra le aspettative

La major ha esordito oggi (martedì 21 settembre) sull’indice EuroNext di Amsterdam. La prima compravendita di azioni ha fatto salire il valore di mercato di UMG oltre quota 46 miliardi di euro
Universal Music - borsa Amsterdam - foto di Nicholas Cappello - Unsplash
Foto di Nicholas Cappello / Unsplash

È un momento d’oro per le quotazioni in borsa delle grandi case discografiche? A giudicare dai numeri, sì. Dopo il successo dell’IPO (offerta pubblica iniziale) di Warner Music a giugno 2020, oggi è la volta della major più grande, Universal Music. Il colosso discografico finora controllato dalla holding francese Vivendi ha debuttato oggi (martedì 21 settembre) alla borsa di Amsterdam sull’indice EuroNext.

La major, precedentemente valutata intorno ai 33.5 miliardi di euro, ha superato quota 46 miliardi già nelle prime ore di compravendita dei titoli. Il prezzo iniziale di 18.50 euro per azione è saltato rapidamente oltre i 25 euro.

L’operazione ha messo sul mercato il 60% della proprietà di Universal Music Group. Come osserva MusicWeek, a Vivendi (una volta società controllante) rimane solo il 10%, dopo un’acquisizione del 20% di UMG da parte della holding cinese Tencent e del 10% da parte dell’hedge fund Pershing Square Holdings.

In contemporanea, le azioni di Vivendi hanno conosciuto un rialzo del 15% sull’indice CAC 40 di Parigi. La società intende ora concentrarsi maggiormente negli ambiti televisivo, pubblicitario ed editoriale.

«Per Universal Music Group, e per l’industria musicale tutta, c’è ancora molto all’orizzonte, tante opportunità», ha detto al Guardian Lucian Grainge, presidente e CEO di UMG. «Il tasso di penetrazione dei servizi digitali in alcuni dei più grandi paesi del mondo non ha ancora raggiunto quello dei mercati più maturi, per cui c’è ampio margine di possibilità in quei mercati chiave».

E continua: «Aggiungendo a ciò il crescente ascolto di musica via smart speaker, auto, social media, gaming, fitness e così via, si capisce come mai crediamo di essere solo all’inizio di una nuova ondata di consumo di musica. Un’ondata che avviene su una varietà di piattaforme, alcune delle quali nemmeno immaginabili fino a pochi anni fa».

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