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“Spotify Covid-19 Sosteniamo la musica”: intervista a Federica Tremolada

La Managing Director Southern and Eastern Europe di Spotify ci ha spiegato l’iniziativa lanciata oggi per aiutare gli artisti e i lavoratori della filiera

Designed by jcomp/Freepik
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Un aiuto concreto per gli artisti e per tutte le persone coinvolte nella filiera musicale, soprattutto quella dei live e dei concerti. Questo vuole essere Spotify Covid-19 Sosteniamo la Musica.

Proprio oggi il colosso dello streaming svedese ha annunciato che il partner con cui metterà in atto il programma per l’Italia è Music Innovation Hub, impresa sociale che aiuta nuovi talenti artistici, sviluppa programmi di formazione professionale e incoraggia opportunità di networking, anche a livello internazionale.

Insieme ci saranno anche partner più istituzionali come FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), AFI (Associazione Fonografici Italiani), PMI (Produttori Musicali Indipendenti) con la collaborazione di Comune di Milano e Milano Music Week. Per ogni euro che verrà donato a MIH, tramite la pagina web di Spotify Covid-19 Sosteniamo la Musica, Spotify si impegnerà a donarne un altro, fino a 10 milioni di dollari previsti a livello globale.

Ne abbiamo parlato con Federica Tremolada, Managing Director Southern and Eastern Europe di Spotify. Con lei cerchiamo di capire anche come sta andando Spotify in quest’ultimo periodo di quarantena forzata, dopo l’analisi fatta sui consumi di streaming nella prima fase.

Federica, quando è nata l’idea di questa iniziativa? E come l’avete declinata per l’Italia?

Il progetto è partito dal team centrale, quindi dagli Stati Uniti. Lì esiste MusicCares, associazione americana con già un fondo a disposizione per gli artisti che si trovino in una situazione di crisi. Spotify ha deciso proprio di mettersi in campo per aiutare gli artisti e tutti coloro che lavorano nel settore. A inizio marzo, l’Italia era il Paese che più aveva subito le conseguenze della diffusione del virus perciò abbiamo cercato subito di mobilitarci. Mentre in molti altri Paesi, come in US, UK (avevano PRS), Svezia, Francia, i fondi esistevano già, in Italia non li avevamo e dovevamo creare un’iniziativa da zero. Lo streaming continua a essere una fonte di guadagno per gli artisti ma è evidente che per tutte le altre attività ci sia disagio.

Quindi quale è stato il primo step?

Abbiamo parlato con un ente istituzionale, FIMI, e insieme ci siamo resi conto che Music Innovation Hub poteva essere il partner migliore perché è un’impresa sociale certificata, con la mission di supportare la musica a 360° gradi, e possono così ricevere anche dei fondi.

Hanno già lavorato con altre realtà musicali ad esempio la Milano Music Week. A noi piaceva anche l’idea di collaborare con il Comune di Milano perché il capoluogo lombardo è la città della musica per eccellenza. Avevamo bisogno anche del supporto dei partner istituzionali per dare la maggiore visibilità possibile a questo messaggio e per accelerare le donazioni.

Il fondo sarà aperto a tutti gli artisti?

Sì, certo, sarà aperto e tutti e non soltanto a quelli che lavorano con Music Innovation Hub. Le condizioni sono sul loro sito, non bisogna sottoscrivere niente. Poi viene fatta una graduatoria. Obiettivo è erogare una cifra per qualsiasi artista (o lavoratore della musica) il prima possibile, settimanalmente.

C’è un limite che potrà essere erogato?

Sì, il contributo una tantum è di 500 euro a persona e si intende utilizzare i soldi disponibili sul fondo che non devono superare i 25mila euro settimanali. Dal 18 maggio si potrà iniziare a mandare l’application. Si potrà avere accesso una sola volta. Successivamente, se rimarranno ancora dei soldi disponibili nel fondo, chi si impegna a seguire un corso di formazione in ambito musicale, può avere accesso un’altra volta per ulteriori 500 euro.

Sarà Music Innovation Hub a gestire la graduatoria?

Certo, ci siamo affidati a loro perché sono competenti in materia. A noi interessa poter aiutare più rapidamente possibile le persone che ne hanno bisogno.

Ci saranno anche dei banner per promuovere l’iniziativa sulla piattaforma di Spotify?

No, non siamo soliti utilizzare dei banner in maniera così diretta. Lo facciamo su tutti i nostri canali social.

Come stanno andando adesso gli ascolti su Spotify? In un primo momento erano giunte news dall’America che la gente non stesse ascoltando molto la musica in streaming.

I risultati della prima trimestrale del 2020 sono stati positivi soprattutto considerando la situazione in cui ci trovavamo. Noi abbiamo notato sicuramente che le persone ascoltano musica in modo molto diverso, come se i giorni della settimana fossero tutti weekend! Con tempi e device diversi, meno cellulari e ipad e più tv connesse e più assistenti vocali.

E per gli ascolti?

Le playlist che vanno di più sono ancora quelle rivolte maggiormente alle attività casalinghe ovviamente, per cucinare, lavorare, etc. Ho notato che in alcuni Paesi del Sud Europa c’è stato un aumento pazzesco del genere nostalgia. In Italia, no.

Ma ci sono stati dei cali?

In Italia e Spagna c’è stato un impatto negativo in una fase iniziale ma poi abbiamo notato che l’engagement è assolutamente tornato. Con modalità diverse ma si è ripreso. Ora sarà interessante vedere come il ritorno graduale alla normalità avrà conseguenze anche sugli ascolti.

Forbes ha riportato che nella trimestrale abbiate avuto ovviamente meno investimenti pubblicitari ma più abbonamenti, confermi?

Non possiamo analizzare un dato italiano specifico. Sulla pubblicità certo è un risultato più che normale rispetto alla situazione generale. Ma i risultati globali della nostra trimestrale sono positivi, la crescita anno su anno è andata particolarmente bene e ne siamo contenti.

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