Perché misuriamo ancora il successo degli artisti con il metro di giudizio delle major?

“Per ogni artista, unico al mondo, dovrebbe esserci e può esserci un percorso altrettanto unico e individuale verso il successo”. È il pensiero del presidente di CD Baby, Joel Andrew
Joel Andrew
Joel Andrew. Crediti: Josh Coyle

C’è bisogno di fare chiarezza per gli artisti indipendenti, in un mondo in cui ci si può guadagnare da vivere giocando a Fortnite su Twitch, o pubblicando recensioni di Burger King su YouTube. Viviamo in un’epoca in cui anche progettare lavandini e vendere carta igienica di lusso potrebbe far portare a casa uno stipendio decente, e per di più, facendolo comodamente da casa.

Perciò, perché definire ancora il successo degli artisti in base al fatto che firmino con un’etichetta? Non sarebbe ora di aggiornare la nostra definizione di cosa significhi essere un artista di successo?

Secondo un nuovo sondaggio, il pubblico sostiene gli artisti indipendenti. Che cosa significa?

Anche se il modello pluriennale per gli artisti indipendenti ha consentito loro di aumentare la propria quota di mercato – come stimato da MIDIA nel 2020 – la formula per stabilire il successo di un artista è stata la stessa per quasi un secolo. L’1% dei migliori artisti al mondo sono star potenti e famose, e i restanti musicisti, cantautori, artiste e artisti sono considerati falliti. Se la musica del restante 99% non si adatta all’appeal commerciale per la radio o per l’app all’ultima moda, non può raggiungere le major, né coloro che controllano gli algoritmi, quindi i promoter e i brand ne ignorano l’esistenza. Tutto questo ha un impatto sulla coscienza collettiva di ciò che viene ascoltato, ma anche di ciò che è considerato “di qualità” o di successo.

Secondo i dati, solo l’1% degli artisti sulle piattaforme di streaming rappresenta il 90% degli stream totali. Non c’è chiaramente da stupirsi, ascoltando ad esempio le classifiche sulle piattaforme. Ciò che è scioccante è che, nonostante la musica sia disponibile in streaming da più di un decennio, siamo ancora lontani dal liberare gli artisti dal modello di successo imposto dalle major.

Facciamo tutti un passo indietro, concordando sul fatto che ci sono più modi per definire il successo e la realizzazione artistica, rispetto all’essere su una lista. Eppure, così tanti giovani artisti crescono pensando che non essere in quella lista voglia dire che la loro musica è uno spreco, convincendosi così a cambiare lavoro.

Grammy Awards 2021: il trionfo degli indipendenti

La verità è che non c’è mai stato momento migliore per auto-definire la propria carriera musicale. Per ogni artista, unico al mondo, dovrebbe esserci e può esserci un percorso altrettanto unico e individuale verso il successo. Se la musica è un’espressione unica di se stessi, ha senso che il concetto di successo segua lo stesso schema. Tutti, giornalmente, facciamo un investimento iniziale di tempo o finanze nella nostra quotidianità, sapendo benissimo che non otterremo nulla in cambio. Quindi, nel caso degli artisti, se anche ottenessero un piccolo ritorno sulla loro musica, non dovrebbero pensare di appendere il microfono al chiodo, rimproverandosi di non essere bravi.

Le major spendono milioni per farci conoscere i nomi e la musica dei loro artisti, e sono abbastanza contente di questo status quo. Ma non è l’unico modello di successo possibile. Avete 1.000 fan che di sicuro acquisteranno la vostra musica? E se ne aveste 200? A dire la verità, ci sono moltissime prove che suggeriscono che un artista con 100 fan possa avere una vita musicale molto soddisfacente e stimolante, adattandosi al resto della sua vita.

Una libertà da conquistare

Di certo, ogni artista che si dedichi al proprio mestiere sa che la capacità di fare arte e condividerla con il mondo è già gratificante di suo, senza la necessità di calcolare ROI ed entrate. Il solo pubblicare di musica è considerato un successo per molti, e può portare gioia, passione, incoraggiamento, empatia e resilienza a chi ne ha bisogno. Inoltre, ci offre uno sguardo su altre culture che potrebbero sembrarci estranee.

Insomma, prima gli artisti scoprono questa libertà per se stessi, prima vedranno che si può vivere dignitosamente, senza il bisogno di dover firmare con una grande etichetta musicale per fare successo. E comodamente da casa.

Articolo di Joel Andrew, presidente di CD Baby ed ex vicepresidente senior di AVL Digital Group. È stato riconosciuto negli Indie Power Players 2021 di Billboard come dirigente da tenere d’occhio tra etichette, distributori e associazioni.

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