Come far conoscere la propria musica su Spotify? Arriva Matchfy

La piattaforma inventata poco più di un anno fa connette artisti e curatori di playlist. Abbiamo parlato con uno dei fondatori di Matchfy, Paolo Mantini
Matchfy è la nuova piattaforma che permette di mettersi in collegamento con i curator di playlist su Spotify
Matchfy è la nuova piattaforma che permette di mettersi in collegamento con i curator di playlist su Spotify

Far conoscere la propria musica su Spotify è sempre più difficile ma da un anno è nato Matchfy, una piattaforma che connette artisti e curatori di playlist indipendenti su Spotify.

Uno dei metodi più efficaci è sicuramente quello di essere inseriti in playlist che corrispondano al nostro genere. Ma all’interno della piattaforma esistono più di 3 miliardi di playlist e se dovessimo cercarle manualmente impiegheremmo anni a trovare quella che corrisponde ai nostri interessi.

Da oggi c’è una soluzione ed è Matchfy. Inventata da poco più di un anno fa da due fratelli, Paolo e Nicolò Mantini, e sviluppata da Clockbeats SRL, ha già messo in comunicazione 50.000 artisti con più di 2 milioni di submission, ovvero di connessioni.

Alla base del funzionamento c’è un algoritmo che filtra e collega ogni traccia con la miglior playlist.

L’artista, attraverso la sezione Match ha l’opportunità di scoprire la playlist più vicina al proprio stile e al proprio sound. I curator di playlist possono scegliere e aggiungere tracce senza doverle per forza ascoltare ma affidandosi sempre al Match della piattaforma e risparmiando così moltissime ore.

Vi ricorda Tinder, la più famosa app di incontri? Il concetto è proprio quello! Ma questa volta a essere connessi sono artisti, promoter ed etichette.

Per conoscere meglio Matchfy abbiamo parlato direttamente con uno dei due inventori, Paolo Mantini.

Quale era il problema principale per farsi conoscere su Spotify, secondo voi?

Nel 2015 mi occupavo personalmente di preparare il pitch to playlist, ovvero la presentazione migliore. Avevo intuito le potenzialità di tutti i curator indipendenti, che sulla piattaforma sono più di 3 miliardi (parliamo di chiunque crei una playlist pubblica o condivisa, da quella di una radio a quella di una label, ndr). Li cercavo online, perdendo moltissimo tempo: giorni, se non intere settimane. Io sono anche un musicista perciò lo facevo anche per me stesso in prima battuta. Con mio fratello Nicolò, ingegnere navale, abbiamo deciso di unire le nostre conoscenze e attitudini (la mia più artistica, la sua più tecnica) e nel 2018 abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto: volevamo costruire un algoritmo basato su un calcolo matematico rigoroso.

Su quali dati si basava?

Sulle API (Application Programming Interface), i codici pubblici di Spotify. Il nostro algoritmo analizza i bpm delle canzoni, per esempio, ed è in grado di definire il genere di una canzone e anche se è triste o allegra. Tutto avviene nel rispetto delle linee guida di Spotify.

Quali sono i vantaggi per l’artista con Matchfy?

Può trovare la playlist più adatta per sé e può essere facilmente trovato dal curator più giusto. Quest’ultimo in cambio non riceve denaro, attività che tra l’altro è fortemente avversata da Spotify.

Quale il vantaggio per il curator quindi?

Molteplice. Il primo è il risparmio incredibile di tempo per questa figura che non deve passare la giornata ad ascoltare i brani che le arrivano. Anche i DJ ci hanno scritto ringraziandoci per la quantità di canzoni adatte che hanno trovato per le loro playlist e anche le case discografiche che hanno scoperto di poter avere un talent scout a loro disposizione. Sia i curator che i DJ guadagnano anche in visibilità perché poi gli artisti possono anche fare una ri-condivisione sui social delle playlist.

Il Match tra artista e curator avviene poi in maniera automatica?

No, noi proponiamo una submission tra artista e curator. Il brano finisce in coda alla lista del curatore che può decidere se sottoscrivere la submission o meno. Noi offriamo all’artista anche i contatti (mail o social) del curator (cosa piuttosto difficile da reperire in altro modo).

Chi paga Matchfy?

La piattaforma è free per i curatori. Gli artisti possono pagare di più per avere un piano ARTIST o AGENCY, grazie al quale hai accesso a una maggior quantità di dati e a più playlist.

Chi si sta rivolgendo a voi?

Tantissimi artisti che ora stanno avendo un grande successo sui maggiori player. Quasi tutte le etichette discografiche italiane hanno già lavorato con noi.

Arriverete anche agli altri grandi piattaforme come Apple Music, YouTube Music, Amazon Music, Deezer?

Perché no? Ora ci siamo concentrati su Spotify ma siamo abbastanza pazzi da iniziare a elaborare nuovi algoritmi anche per gli altri!

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