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Fimi, si cambia: dal 2018 per classifiche e certificazioni varranno solo gli stream a pagamento

Dal 2018 nuove modalità per stilare le classifiche e per ottenere le certificazioni di vendita. La FIMI conferma: «C’è una migrazione di utenti verso i servizi premium»

Grandi novità in casa FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana). Dal 2018, infatti, per certificazioni e classifiche verranno considerati solo gli stream premium (e non più quelli gratuiti). «Dopo una prima fase di test e con l’obiettivo di attribuire un reale valore ai consumi fisici e digitali», si legge nel comunicato stampa di FIMI, «si è giunti alla decisione di considerare validi ai fini delle classifiche Top Of The Music solo gli stream a pagamento, ovvero solo gli ascolti derivati dai servizi in abbonamento premium».

Quella che può sembrare una semplice modifica di un regolamento è invece una presa di posizione forte, che ha tanto da dire alla musica italiana. È infatti sempre più frequente l’ascolto di musica tramite lo streaming ed è altrettanto vero che la percentuale di chi passa da un utilizzo free a un abbonamento premium sta aumentando anno dopo anno.

Gli ultimi dati di mercato confermano questa crescita: nel primo semestre del 2017 lo streaming è cresciuto del 3% e oggi rappresenta il 44% di tutto il mercato (e il 79% del digitale). E non è tutto: lo streaming a pagamento rappresenta oggi il 50% del digitale. Rispetto al primo semestre del 2016, il download digitale è diminuito del 10%. Una curiosità: in un anno la vendita dei vinili è aumentata del 44%.

La novità annunciata dalla FIMI si applicherà sia ai singoli che agli album, mentre rimarranno invariate le proporzioni di valore tra ascolto in streaming e vendita tramite download. Ad esempio, nel momento in cui vengono stilate le classifiche, il download di un brano corrisponde a 130 ascolti in streaming dello stesso.

Quello che la FIMI ha annunciato nasce dalla volontà di ridare valore al prodotto musicale. Non solo se si ragiona a livello di mercato (per il quale, se il mondo dello streaming a pagamento aumenta, è giusto riconoscergli un’incidenza maggiore) ma anche – e soprattutto – se si pensa in una logica di rispetto per un prodotto. Non è più corretto dare lo stesso valore a un ascolto in streaming in modalità free e a uno che, invece, viene fatto in una versione premium.

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