Cosa accadrà al mercato musicale europeo dopo la riforma sul copyright?
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Cosa accadrà al mercato musicale europeo dopo la riforma sul copyright?

Label, editori e creativi europei hanno accolto una riforma senza precedenti che cambierà il modo con cui operano piattaforme online come YouTube

Cosa accadrà in Europa dopo la riforma sul copyright?

Le etichette discografiche, gli editori e tutti i creativi hanno accolto una legislazione senza precedenti che cambierà il modo con il quale piattaforme online come YouTube operano in Europa. E forse, in previsione, pure in tutto il mondo. Il tutto dopo che il Parlamento Europeo ha votato (con 348 sì, 274 no e 36 astenuti) per approvare una versione aggiornata della Direttiva sul Copyright dell’Unione Europea.

Cosa è successo

Questa riforma è stata discussa per anni ma non era per nulla certa la sua approvazione. In vista del voto, circa 100mila manifestanti sono scesi in strada, soprattutto in città tedesche e polacche, in opposizione alla direttiva e alla sua disposizione di base, che considera i servizi Internet responsabili della violazione del copyright sulle loro piattaforme.

Tale misura era originariamente presente all’articolo 13 ma ora è stata trasferita all’articolo 17 del testo finale. E avrà un impatto significativo sul settore della musica. Richiedendo a piattaforme come YouTube di raggiungere accordi di «equa remunerazione» con i titolari dei diritti, il suo intento è quello di colmare il value gap che consente alle piattaforme che dipendono dai caricamenti degli utenti di pagare meno per i contenuti di servizi come Spotify e Apple Music.

E rendendoli legalmente responsabili di ospitare contenuti non autorizzati (con alcune limitazioni) impone un «regime di preavviso e di sospensione».

Le conseguenze per YouTube e Google

In pratica, questo probabilmente porterà YouTube ad impiegare un sistema di filtraggio più severo di quello che usa oggi. Una nota: il testo attuale non menziona i filtri né specifica in che modo le piattaforme dovranno bloccare i contenuti illeciti. Le conseguenze per YouTube e la casa madre Google – che ha esercitato pressioni aggressive contro il disegno di legge – potrebbero essere enormi.

«Questa è la prima volta in assoluto che è emerso in una legge che determinate piattaforme che trattano contenuti generati dagli utenti sono soggette alle stesse regole sul copyright di altri servizi musicali», afferma Helen Smith, CEO del gruppo delle etichette indipendenti IMPALA. Aggiungendo che «tutto ciò avrà un effetto a catena in tutto il mondo».

Gadi Oron, direttore generale dell’organizzazione CISAC, ha dichiarato che le azioni del Parlamento Europeo «aprono una strada che potrebbero seguire anche paesi extra UE».

Due anni per recepire la direttiva nel proprio diritto nazionale

Ora tutti i 27 Stati membri dell’UE (28, se il Regno Unito ritarda ulteriormente la Brexit) avranno due anni per recepire la direttiva nel diritto nazionale.

«Questa direttiva è un passo importante verso la correzione di una situazione che ha permesso a poche aziende di guadagnare enormi somme di denaro senza remunerare adeguatamente migliaia creativi e giornalisti da cui di fatto dipendono». Queste sono le parole del relatore del Parlamento europeo Axel Voss.

Non è chiaro cosa significhi la legislazione per il Regno Unito (il quarto mercato musicale mondiale). Ma la maggior parte dei lobbisti dei media crede che la direttiva sia abbastanza importante da cambiare il modo con cui alcune piattaforme funzionano nel mondo intero.

La paura della presenza di alcune lacune

Tuttavia, alcuni dirigenti del business musicale temono che la versione finale della direttiva contenga lacune. Le quali potrebbero essere utilizzate per creare nuovi porti sicuri per le piattaforme. Le principali sono le eccezioni «più leggere» riservate a piattaforme piccole e startup che hanno meno di tre anni. Devono anche avere un fatturato annuo inferiore a 10 milioni di euro e meno di 5 milioni di utenti unici al mese.

«Questo non è un regolamento ma è una direttiva», afferma John Phelan, direttore generale dell’associazione internazionale di editoria musicale internazionale ICMP. «Ciò significa che esiste un ampio margine di manovra per i paesi dell’UE e per la modalità con la quale la inseriranno nel diritto nazionale. La grande sfida ora è assicurarsi che questi servizi siano equi».

Sebbene i media si siano concentrati su ciò che era noto come articolo 13, la direttiva include anche altre misure, come ad esempio l’obbligo per le etichette e gli editori di tenere conto regolarmente e in modo trasparente di artisti e autori di canzoni.

Il commento di Google Europe

Dopo il voto, Google Europe ha twittato che la direttiva «è migliorata, ma porterà ancora incertezza giuridica e danneggerà le economie europee creative e digitali… Non vediamo l’ora di lavorare con responsabili politici, editori, creativi e titolari dei diritti mentre gli Stati membri saranno impegnati a implementare le nuove regole».

Al di là della musica, questo dimostra che i governi sono sempre più scettici nei confronti dell’atteggiamento laissez-faire che ha finora modellato la regolamentazione di internet. «Questo è l’inizio della democrazia che riafferma la sua sovranità sui giganti di Internet», ha detto il cantautore Crispin Hunt. «Ha un significato che va oltre l’impatto benefico per artisti e copyright».

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